KC Reghion 2007 Terzo Millennio – Giornata del Rikordo dei bambini morti e mai nati

Cimitero di Condera Reggio Calabria – 1° novembre 2026

Il Kiwanis Club Reghion 2007 si ritrova, come ogni anno dal 2011, presso il Cimitero di Condera di Reggio Calabria, per celebrare la Giornata del Rikordo dei Bambini morti e mai nati. “A questi piccoli va oggi 1° novembre il nostro pensiero più tenero” – afferma la Presidente del Club, Tiziana Suraci, nell’introdurre la cerimonia, ricordando che “la loro vita, per quanto breve, ha un valore immenso e un posto nella storia delle loro famiglie. Il nostro impegno per i bambini si esprime anche attraverso l’ascolto, la sensibilità e il rispetto per chi ne custodisce l’assenza”.

La cerimonia ha visto la deposizione di un cuscino di fiori davanti alla lapide dei bambini, da parte della stessa Presidente, accompagnata in questo rito dalla Luogotenente Governatore della Divisione 10 Calabria Ultra, Anna Maria Reggio.

La Presidente del club reggino ha, quindi, invitato i presenti ad “un momento di raccoglimento per tutti questi bambini, ciascuno con la propria storia e il proprio posto nei nostri cuori”. Fra i Soci del Club, presenti per l’occasione, anche la Vicepresidente Silvia Biancolini, l’Immediato Past Presidente Raffaella Crucitti, la Segretaria e Lgt. Anna Maria Reggio, il Tesoriere Massimo Lupoi, i consiglieri Ivano Montalbano e Cristina Palazzolo e la neo-socia Romina Amante.

La commemorazione è stata impreziosita dalla preghiera Pro parvulis qui ante nativitatem obdormiverunt, che il Prof. Cav. Giandomenico Sorice DeiMitiDieri, che ringraziamo, ha tradotto dall’aramaico donandola alla Presidente Tiziana Suraci e che qui riproponiamo:

Ho scritto queste parole in pochissimo tempo  pensando ai bambini che non hanno mai avuto la possibilità di conoscere la luce del mondo, ma che non per questo sono meno presenti nel mistero della vita e nell’amore di coloro che li hanno attesi. È una riflessione che nasce da una profonda sensibilità umana e spirituale e che cerca di dare voce a un dolore spesso silenzioso, affidandolo alla speranza e alla misericordia di Dio. Ho ritenuto particolarmente significativo poterla condividere proprio in un’occasione promossa dal Kiwanis, un’organizzazione che pone la tutela e il benessere dei bambini al centro della propria missione. credo che vi siano parole che non si limitano a essere pronunciate, ma che chiedono di essere accolte, meditate e custodite nell’animo. Mi auguro che questa mia riflessione possa continuare a suscitare sensibilità e consapevolezza anche oltre il momento della commemorazione.

PRO PARVULIS QUI ANTE NATIVITATEM OBDORMIVERUNT

O Padre, Signore della vita e dell’eternità, oggi, nella luminosa solennità di Tutti i Santi, innalziamo a Te una preghiera per tutti i bambini che non hanno potuto vedere la luce del mondo, per quelle piccole vite il cui battito si è interrotto prima ancora di poter essere strette tra le braccia della propria madre, per coloro che non hanno conosciuto il calore di un abbraccio, il suono di una voce, la tenerezza di una carezza, ma che sono stati amati, attesi e custoditi nel segreto di un cuore. Tu, Signore, conosci ciascuno di loro. Nessuna vita è sconosciuta ai tuoi occhi, nessuna creatura è dimenticata dal tuo amore. Là dove gli uomini vedono un’esistenza troppo breve, Tu conosci una creatura chiamata alla vita; là dove rimane una culla vuota, Tu conosci il dolore di una famiglia; là dove il silenzio sembra aver pronunciato l’ultima parola, Tu continui a pronunciare il nome della misericordia. Accogli, Padre buono, questi piccoli nella luce del tuo volto. Affidiamo alla tua infinita misericordia tutti i bambini morti durante la gravidanza, quelli che non hanno potuto nascere, quelli che hanno lasciato questo mondo nel grembo materno e quelli la cui vita si è spenta prima di poter conoscere il primo giorno. Non permettere che il dolore dei loro genitori diventi disperazione; trasforma le lacrime in una speranza che non tramonta, sostieni le madri che conservano dentro di sé una ferita invisibile e i padri che spesso portano nel silenzio un dolore che nessuno riesce a comprendere. Benedici le famiglie che non hanno potuto celebrare una nascita, ma che non hanno mai cessato di amare. Dona loro la certezza che l’amore autentico non viene cancellato dalla morte e che nessuna lacrima versata davanti a Te è perduta. Gesù, Tu che hai detto «Lasciate che i bambini vengano a me», accogli questi piccoli nella tenerezza del tuo Cuore. Maria Santissima, Madre di Dio e Madre nostra, Tu che hai conosciuto la gioia dell’attesa, la trepidazione della maternità e il dolore ai piedi della Croce, raccogli sotto il tuo manto queste piccole vite e consola ogni madre che ha conosciuto la sofferenza di una maternità interrotta. Sii Madre anche là dove una madre non ha potuto stringere il proprio bambino. E oggi, mentre la Chiesa contempla la moltitudine dei Santi, chiediamo che la speranza della comunione eterna abbracci anche questi piccoli, affidati alla misericordia del Padre. Fa’ che nessuna vita venga considerata insignificante, che nessun bambino sia dimenticato e che ogni essere umano sia riconosciuto come un dono prezioso fin dal primo istante della sua esistenza. Perché davanti a Te, Signore, non esistono vite senza valore, amori senza significato, né creature che possano essere dimenticate. E quando un giorno anche noi varcheremo la soglia dell’eternità, concedici, nella tua infinita misericordia, di ritrovare ogni amore e ogni vita nella pienezza della tua luce. Per Cristo nostro Signore. Amen. Prof.Cav.Giandomenico Sorice DeiMitiDieri VITAE IN DEI MISERICORDIA  L’ETERNITÀ DEI PICCOLI NEL CUORE DI DIO Ci sono vite che non hanno attraversato la soglia del mondo e che, tuttavia, hanno attraversato per sempre il mistero del nostro amore. Sono i bambini che non abbiamo potuto stringere tra le braccia, ai quali non abbiamo potuto insegnare il nome delle cose, accompagnare i primi passi, ascoltare la voce o contemplare il sorriso. Esistenze brevissime, talvolta interrotte nel silenzio del grembo materno, prima ancora che la luce del giorno potesse raggiungerle. Eppure sarebbe un errore misurare la grandezza di una vita attraverso la durata del suo passaggio terreno. La vita umana non acquista dignità perché riesce a manifestarsi pienamente, né perde valore perché non ha avuto il tempo di dispiegarsi secondo le nostre attese. Prima ancora che un volto fosse conosciuto dagli uomini, esso apparteneva già al mistero di Dio. Il Salmista contempla questo prodigio quando proclama: “Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre” (Sal 139,13). Vi è, in queste parole, una verità vertiginosa: l’uomo non comincia a esistere quando qualcuno riesce a riconoscerlo, perché la sua esistenza è già custodita nello sguardo del Creatore. Ed è proprio qui che il dolore incontra il suo più alto orizzonte spirituale: comprendere che non tutto ciò che non abbiamo potuto trattenere è andato perduto, che non tutto ciò che non abbiamo conosciuto è rimasto sconosciuto a Dio. Questi bambini non hanno avuto una storia da raccontare agli uomini, ma nessuna esistenza è sottratta alla conoscenza divina. Non hanno lasciato fotografie, ricordi di parole pronunciate o anniversari da celebrare; hanno lasciato, invece, una presenza incancellabile nella profondità di coloro che li hanno attesi, desiderati e amati. E quell’amore, pur attraversato dalla ferita della perdita, non è un sentimento senza destinazione: nella fede diviene affidamento, invocazione e speranza. Non pretendiamo di penetrare ciò che appartiene al giudizio e alla misericordia di Dio. Sappiamo, tuttavia, che il Creatore non è estraneo alla fragilità delle sue creature e che Cristo, assumendo la nostra carne, ha fatto proprio anche il mistero della vita più piccola, più vulnerabile e meno visibile. La Croce ci insegna che l’amore non è sconfitto dalla morte; la Risurrezione ci annuncia che l’ultima parola sull’esistenza umana non appartiene al sepolcro. Per questo oggi non ricordiamo soltanto ciò che non è stato, ma affidiamo a Dio ciò che è stato, ciò che è amato e ciò che continua a vivere nella memoria e nella preghiera. Il mistero cristiano, infatti, non consiste nel negare le lacrime, ma nel riconoscere che neppure una lacrima è estranea al cuore del Padre. Se sulla terra esistono attese che non hanno trovato compimento, nella speranza cristiana si apre l’orizzonte di un’eternità nella quale nessun amore autentico è destinato all’oblio. Forse non abbiamo potuto stringere questi bambini tra le nostre braccia, ma possiamo affidarli per sempre a quelle di Dio. E nel mistero della sua eternità, dove la morte non avrà più potere e ogni lacrima sarà asciugata, consegniamo a Lui il nostro dolore, la nostra memoria e la nostra speranza. Perché ciò che agli occhi degli uomini è rimasto incompiuto non è necessariamente perduto agli occhi di Dio.  In manu Dei, omnis vita in aeternum.

Prof.Cav.Giandomenico Sorice DeiMitiDieri

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