11-10-2026 L’Altroparlante
L’11 ottobre si celebra la Giornata Internazionale delle Ragazze. Un momento per ricordare al mondo i loro problemi e per amplificare la loro voce. Il tema del 2026 è «Porre fine al matrimonio infantile e investire nei diritti delle ragazze!» (cfr. la pagina delle Nazioni Unite dedicata alla Giornata, ndr).
Ogni giorno, circa 33.000 le ragazze si sposano prima di raggiungere l’età adulta: una ogni 2,5 secondi. I Paesi con i tassi più elevati di matrimoni infantili sono quelli dell’Africa occidentale e centrale (qui una ragazza su tre si è sposata prima dei 18 anni) e di alcune aree dell’Asia meridionale (il 26%). Spesso la giustificazione è che si tratta di tradizioni antiche. La realtà è diversa: nella maggior parte dei casi la vera motivazione è economica. Sono molte le leggi che giustificano o tollerano decisioni che, come vedremo, violano i trattati internazionali.
Anche nei Paesi sviluppati sono in vigore alcune norme che consentono eccezioni all’età minima per il matrimonio. In Europa, la legislazione non è uniforme e i dati sono obsoleti. La mappatura dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, fa riferimento a dati del decennio scorso e non fornisce un quadro aggiornato della situazione. Tuttavia, conferma che in diversi Paesi europei è prevista la possibilità di sposarsi sotto i 18 anni (con il consenso dei genitori o di un’autorità pubblica).
Anche in Italia, l’articolo 84 del Codice Civile indica i 18 anni come età minima per sposarsi, ma consente al tribunale competente, per gravi motivi e dopo aver accertato la maturità psico-fisica dell’interessato, di consentire ad un minore di almeno 16 anni di contrarre matrimonio. Questo non significa che in Italia la situazione è paragonabile a quella di alcuni Paesi africani o asiatici, ma conferma che la soglia dei 18 anni non è una barriera insormontabile. Nemmeno nei Paesi sviluppati.
In altri Paesi la situazione è differente. Nei giorni scorsi, il governatore della California, Gavin Newsom, ha firmato una legge che fissa a 18 anni l’età minima per sposarsi. In pratica, sono state eliminate le eccezioni che permettevano a un minorenne di contrarre matrimonio con il consenso dei genitori e l’autorizzazione di un giudice (cfr. il comunicato dell’ufficio del governatore, ndr). La nuova legge, controversa e oggetto di duri dibattiti politici, entrerà in vigore a gennaio 2027. Una decisione importante e in controtendenza: negli Stati Uniti d’America, infatti, sono ben 32 gli Stati che, ancora oggi, consentono il matrimonio prima dei 18 anni (sebbene con procedure differenti e in condizioni particolari).
La questione centrale è: fino a che punto può essere considerato realmente libero il consenso di una minorenne? La risposta dovrebbe essere evidente. Eppure, le legislazioni di molti Paesi continuano a prevedere deroghe legate al consenso dei genitori, all’autorizzazione di un tribunale o a particolari circostanze.
Come si diceva, le dimensioni globali del fenomeno sono impressionanti: mediamente ogni anno, circa 12 milioni di ragazze diventano spose quando sono ancora bambine o adolescenti. Secondo UNICEF, sono tra 640 e 650 milioni le donne e le ragazze ancora in vita che sono state costrette a sposarsi prima dei 18 anni (cfr. i dati UNICEF sul matrimonio infantile, ndr). Mediamente, delle ragazze tra 20 e 24 anni, il 19% si è sposato prima di raggiungere la maggiore età. Il 4% addirittura prima di aver compiuto 15 anni! Il problema dell’età non è una mera questione legale: solitamente i matrimoni infantili comportano abbandono scolastico, gravidanze precoci, rischi per la salute e perfino violenze domestiche. In ogni caso, limitano la possibilità di una (un) minorenne di decidere autonomamente del proprio futuro.
Sebbene il matrimonio non sia menzionato direttamente nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Minori, è legato ad altri diritti, come il diritto alla libertà di espressione, il diritto alla protezione da tutte le forme di abuso e il diritto a essere protetti da pratiche tradizionali dannose. Non è un caso se in numerose convenzioni e accordi internazionali si parla di messa al bando dei matrimoni infantili.
Nel 1995, alla Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino, gli Stati adottarono all’unanimità la Dichiarazione di Pechino e la Piattaforma d’Azione – il piano più progressista mai realizzato per promuovere i diritti non solo delle donne ma anche delle ragazze. Anche il Comitato per i Diritti del Bambino si è espresso più volte su questo argomento.
La Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne prevede il diritto alla protezione dai matrimoni infantili: l’articolo 16 afferma che «Il fidanzamento e il matrimonio di un figlio non avranno effetto legale, e tutte le azioni necessarie, inclusa la legislazione, saranno intraprese per specificare un’età minima per il matrimonio…». Un diritto al consenso «libero e pieno» al matrimonio riconosciuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che afferma che tale consenso non può essere «libero e pieno» quando una delle parti coinvolte non è sufficientemente matura per prendere una decisione informata riguardo al partner di vita. Altri accordi internazionali relativi al matrimonio minorile sono la Convenzione sul consenso al matrimonio, l’età minima per il matrimonio e la registrazione dei matrimoni, la Carta Africana sui Diritti e il Benessere del Minore e il Protocollo alla Carta Africana dei Diritti Umani e dei Popoli sui Diritti delle Donne in Africa.
L’obiettivo delle Nazioni Unite è eliminare i matrimoni infantili entro il 2030. Ma, secondo UNICEF, procedendo al ritmo attuale saranno necessari circa 300 anni per raggiungere questo obiettivo (cfr. il rapporto UNICEF Is an end to child marriage within reach?, ndr).
La decisione presa dalla California merita una riflessione: cambiare le regole è possibile, ma la vera sfida è fare in modo che queste regole possano essere rispettate. Vietare i matrimoni infantili è il primo passo, ma non basta. Al di là delle semplici leggi dovrebbero essere eliminate le cause che portano una famiglia a decidere di concedere in sposa la propria bambina: fattori come povertà, disuguaglianza di genere, mancanza di istruzione, conflitti e arretramento culturale.
Spesso non è sufficiente a garantire che venga rispettato il diritto di una persona di scegliere quando e con chi sposarsi. E nessun bambino o adolescente dovrebbe essere costretto a diventare adulto prima di aver vissuto la propria infanzia.
C. Alessandro Mauceri
