18-10-2026 L’Altroparlante
I bambini da proteggere sono, prima di tutto, bambini da ascoltare. Quando viene allontanato dalla propria famiglia, la tutela dei suoi diritti non deve limitarsi a trovargli un luogo in cui vivere: comprende anche la salvaguardia dei suoi legami affettivi, quando ciò sia compatibile con il suo interesse e la sua sicurezza.
È uno dei temi tornati al centro dell’attenzione dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), segnalata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA) il 9 ottobre scorso. Corte europea dei diritti dell’uomo: “In Italia problema sistemico nella tutela dei legami familiari”.
Con la sentenza dell’8 ottobre 2026, riguardante una vicenda verificatasi a Modica, in provincia di Ragusa, la CEDU ha rilevato l’esistenza di criticità sistemiche nella tutela dei rapporti tra genitori e figli. Tra queste, la mancata esecuzione in tempi ragionevoli delle decisioni giudiziarie e l’insufficienza dei controlli sui servizi sociali e il rischio che gli affidamenti si protraggano senza un termine definito. La violazione segnalata riguarda l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Un diritto peraltro previsto anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Minori. L.Z. ET D.Z. c. ITALIE
La sentenza ribadisce che ogni intervento deve essere proporzionato, tempestivo e sottoposto a verifiche adeguate. E la protezione non può trasformarsi in una separazione senza orizzonte. Impossibile non pensare ad alcuni casi recentemente finiti sotto i riflettori dei media e le tante vicende, meno visibili, che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico. Dietro ciascuna di loro ci sono bambini, famiglie e storie complesse che richiederebbero attenzione, competenza e risposte rispettose dei diritti di tutti. Ma prima di tutto dei minori.
In questo quadro, l’affido familiare svolge un ruolo fondamentale. Per questo richiede una particolare attenzione da parte di tutti. In primis delle autorità competenti. Servono percorsi chiari, sostegno alle famiglie affidatarie, professionalità preparate e un coordinamento efficace tra istituzioni, magistratura e servizi territoriali.
Occorre evitare non solo che un bambino rimanga troppo a lungo in una situazione provvisoria, ma anche che vengano interrotti legami significativi senza un’attenta valutazione del suo interesse.
L’affido familiare è uno strumento che dovrebbe offrire ad un minorenne temporaneamente impossibilitato a vivere nel proprio nucleo d’origine un ambiente familiare che garantisca cura, stabilità e ascolto. Non è un’adozione né una soluzione definitiva: l’obiettivo è accompagnare il minore in una fase difficile della vita, sostenendo, quando possibile e nel suo interesse, il recupero delle condizioni necessarie al rientro nella famiglia d’origine.
Questi temi – e molti altri – sono al centro di alcune iniziative promosse dal Kiwanis Distretto Italia San Marino e del Kiwanis Club E Gialai di Palermo. L’obiettivo è invitare a riflettere sulle responsabilità della comunità nei confronti dell’infanzia e sulla necessità di promuovere una cultura dell’accoglienza consapevole. Tenere insieme protezione, ascolto e continuità degli affetti, senza pregiudizi e senza soluzioni automatiche. Perché dietro ogni provvedimento ci sono bambini con una storia, bisogni e relazioni che meritano attenzione.
Quando è accompagnato da competenza e responsabilità, l’affido familiare può rappresentare una risposta concreta ad un problema sociale. Ma, perché funzioni davvero, servono garanzie, controlli e tempi certi. Il diritto di ogni bambino a crescere in un ambiente sicuro deve andare di pari passo con quello di non perdere inutilmente i legami che fanno parte della sua vita.
C. Alessandro Mauceri
