KC Domodossola – Mostra dell’artista Giorgio Stefanetta promossa dal club

La mostra personale dell’artista di Vogogna, promossa dal Kiwanis Club di Domodossola, sarà inaugurata venerdì 22 agosto 2025, alle ore 17.30, al Centro Culturale del Teatro La Fabbrica di Villadossola. L’evento sarà introdotto da Giuseppe Possa, con il saluto istituzionale del sindaco Bruno Toscani, l’intervento del rappresentante Kiwanis, Sandro Trocchi, e una relazione critica a cura di Marika Cazzaniga Scotton. Il percorso antologico di Stefanetta ripercorre mezzo secolo (1975-2025) di produzione artistica, dagli esordi a oggi, tra visione poetica, introspezione e immaginario personale. La mostra sarà visitabile fino al 7 settembre, dal giovedì alla domenica, con orario dalle 17 alle 22.

di Giuseppe Possa

Il percorso artistico di Giorgio Stefanetta prende avvio nel 1975, con audaci collage realizzati impiegando ritagli di stoffa recuperati da scarti domestici: materia umile trasformata in vibrazioni cromatiche. Il passaggio alla pittura a olio avviene subito dopo, adottando una tavolozza delicata e sfumata, rivolta a paesaggi, scorci urbani e nature morte. Sin dagli esordi, tuttavia, il suo modo di dipingere si distacca dalla tradizione ossolana, prediligendo inquadrature e tonalità affini alla sensibilità contemporanea.
Negli anni seguenti, la sua ricerca espressiva si amplia e si perfeziona attraverso minuziosi disegni a matita, inchiostro di china su carta Fabriano e tecnica a guazzo. Si cimenta anche in originali assemblaggi, in cui legno, metallo e altri materiali si incastrano in un equilibrio armonico tra forma e sostanza.

Ciascuna di queste sperimentazioni rafforza la perizia rigorosa di Stefanetta, conducendolo verso una maturità artistica, fino alla piena definizione dello stile che oggi lo contraddistingue.
Giorgio, già dall’inizio, ha costantemente seguito un cammino guidato da visioni tematiche e intime indagini interiori, più che da logiche legate a periodi o cicli tradizionali. È vero che alcuni soggetti ricorrono nel tempo, ma rinnovati da uno sguardo in continua evoluzione, diventando variazioni contemplative di uno stesso nucleo “poetico”. La sua mano ha però sempre realizzato lavori con precisione quasi chirurgica, definiti in ogni millimetro quadrato, frutto di una maestria iperrealista.
In principio, il suo occhio si concentra soprattutto su scorci del borgo antico in cui vive e coglie con minuzia elementi architettonici come portali, finestre e catenacci: frammenti cristallizzati di un tempo sospeso. In seguito, Stefanetta inaugura una nuova fase: quella delle “archeologie industriali”. Qui le opere, assimilabili a “nature morte”, si animano di sottili contrasti. Arnesi, utensili vari, macchinari, articoli da ferramenta, si alternano, a volte in modo ludico, a dadi, carte da gioco, fiori e conchiglie, emergendo come entità naturali che interrompono la solennità muta della materia meccanica. La familiarità con tali strumenti – vissuti, maneggiati, compresi per ragioni professionali – si riflette nella delicatezza con cui vengono ritratti. Questi oggetti, inseriti in composizioni quasi sacrali, sembrano animarsi sotto lo sguardo dell’autore: così nascono le “nature silenti”, dove ogni componente sussurra memorie di lavoro e usura.
Realizzate con china nera o colorata, tali opere non risultano mai fredde: al contrario si riscaldano di chiaroscuri morbidi e avvolgenti, frutto dell’esperienza maturata in fabbrica, tra strumenti e macchinari che hanno impresso nella sua retina immagini ora convertite in visioni artistiche.
In filigrana, si rivelano anche temi sociali, civili ed etici: riflessioni sullo sfruttamento, sull’omologazione, ma pure sulla ribellione e sul riscatto. Gli “irregolari” – persone in fuga dal sistema – sono colti nei loro tentativi di resistenza o di evasione. Restano, tuttavia, anime non appiattite, che conservano intatta la propria singolarità. Tra i soggetti più emblematici, spiccano le enigmatiche figure femminili: autentico fulcro ispirativo e simbolico della sua opera. Dee, semidee, eroine e sacerdotesse emergono come presenze potenti e leggendarie, nate da un dialogo intimo con la mitologia classica. In particolare, nei fogli a china e a pastello dedicati a questo universo, Stefanetta rielabora frammenti di antiche narrazioni e memorie, evocando atmosfere intrise di cultura egizia e greco-romana.

Guidato da una sensibilità visionaria, l’autore non si limita a rappresentare l’aspetto esteriore – abiti dai richiami orientali, ornamenti carichi di significato – ma indaga la psiche dei personaggi, reinterpretandola in chiave allegorica e attuale. Il risultato è una galleria di ritratti come Medea, Venere, Minerva, Calipso, Giunone, Gea, Proserpina, Atena, Penelope, Cassandra, Andromaca e molte altre, raffigurate di profilo o frontalmente, avvolte da estasi o da dolori trattenuti. Questi volti arcani, nella loro ieratica compostezza, conservano un’aura sospesa tra la realtà terrena e il mistero. Talvolta, emerge anche una dimensione più impegnata, come nella serie dedicata a Clitennestra, potente metafora contro il femminicidio. Le figure maschili sono quasi assenti (salvo il guerriero Marte), mentre le fisionomie femminili, sovente, sembrano fondere tratti d’ambo i sessi, in un’identità archetipica condivisa.
Nel vasto universo creativo di Giorgio, alcune tematiche si impongono come tappe emblematiche di un’indagine simbolica e interiore: Le “Chiusure” – dedicate a catenacci, portali e finestre antiche – proseguono nel tempo, trasformando oggetti quotidiani in allegorie di confini e passaggi. In “Speculum Intus”, invece, l’artista si confronta con se stesso attraverso autoritratti interiori, immagini riflesse non nello specchio fisico, ma nell’anima. “Catarsi”, opere cariche di una forza liberatoria quasi rituale, celebrano la rinascita e purificazione dopo un periodo di sofferenza.
Chiude idealmente il cerchio “La luminosità degli astri spenti”, una riflessione lirica sulla memoria e sull’assenza. Le stelle morte, che pur spente continuano a brillare nel cielo, diventano metafora delle persone amate e perdute, la cui presenza prosegue a pulsare nel cuore di chi resta: una luce che non si spegne.
A tutti questi lavori su carta, la padronanza del disegno, la precisione del tratto e l’eleganza esecutiva donano una vibrazione autonoma, una vitalità interiore. La realtà si trasfigura e si sublima in una dimensione fantastica, regolata dalla sola legge della bellezza.
Così, l’intero “corpus” poetico-artistico di Giorgio Stefanetta, rivela un autore rigoroso e visionario, capace di restituire il palpito del visibile con sensibilità quasi fotografica, scavando nei dettagli dell’onirico, come un alchimista della forma, della memoria e del sogno.

Giuseppe Possa e Giorgio Stefanet

L’introduzione di Federico Spinozzi, presidente Kiwanis Club di Domodossola, all’opuscolo della mostra di Giorgio Stefanetta

In occasione di questa mostra antologica che celebra il 50° anno di attività di Giorgio Stefanetta, desideriamo rendere omaggio non solo alla sua straordinaria arte, ma anche alla persona sensibile e colta che egli è.

Attraverso l’uso della china nera, Giorgio crea opere che raccontano storie di luoghi lontani e di emozioni profonde, arricchendole talvolta con tocchi di colore delicati ma decisi. Ogni sua opera è un viaggio visivo che invita lo spettatore a esplorare un mondo interiore ricco di significato e bellezza.

Le opere donate al Club Kiwanis di Domodossola per la manifestazione benefica “Cuore di Pietra”, esposte nel marzo scorso a Palazzo San Francesco, hanno suscitato immediatamente l’apprezzamento dei visitatori. La loro capacità di evocare sentimenti e riflessioni hanno dimostrato non solo il talento artistico di Giorgio, ma anche il profondo legame che egli ha saputo creare tra la sua arte e il pubblico. Ogni opera è un racconto, un frammento di vita che invita a una connessione più profonda con l’umanità.

La generosità di Giorgio, che ha scelto di donare queste opere al club Kiwanis di Domodossola, è un chiaro esempio della sua volontà di utilizzare il suo talento per il bene della comunità. Attraverso il suo gesto, non solo contribuisce a una causa nobile, ma sottolinea l’importanza di unire l’arte alla solidarietà, creando un impatto positivo nella vita delle persone.

Il suo desiderio di lasciare postumo al Club il vasto archivio storico testimonia la sua passione per l’arte e il suo impegno verso cause nobili. Questo gesto, intriso di grande umanità, è un’eredità che continuerà a ispirare e a nutrire le generazioni future, ricordando a tutti noi quanto sia importante condividere la propria arte e il proprio sapere con il mondo.

Accompagnandolo in questa esposizione, vogliamo celebrare non solo i suoi 50 anni di creatività, ma anche l’anima di un artista che, con la sua sensibilità e il suo amore per il mondo, continua a ispirare tutti noi. La sua arte è un riflesso della sua vita, un invito a guardare oltre la superficie e a scoprire la bellezza che ci circonda.

Con gratitudine e ammirazione, ci uniamo per onorare Giorgio e la sua straordinaria eredità.  Grazie per averci fatto parte di questo viaggio straordinario, a nome dei soci e dei piccoli che hanno potuto sorridere e che continueranno a farlo in un futuro, si spera lontano, grazie alla sua generosità.

Il Presidente, Federico Spinozzi