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KC Genova Columbus - Giornata Internazionale Rifugiati e Migranti. Intervento del Prof. Francesco Orlando  

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Pubblicato da: Federica | KC Genova Columbus | 18.01.2019 |  Letture: 404

KC Genova Columbus - Giornata Internazionale Rifugiati e Migranti. Intervento del Prof. Francesco Orlando
In occasione della Giornata Internazionale dei Rifugiati e dei Migranti del 14.01.2019, abbiamo il piacere di estenderVi le toccanti note del Prof. Dr. Francesco Orlando (Professore in Psicologia Sociale, Volontario all'Associazione Privata di Fedeli Stella Maris di Genova)



Immagine della visita di Papa Francesco a Lampedusa


C'ERA UNA VOLTA. LE STORIE SPINATE DEL SAHEL

Le favole di una volta cominciavano così e finivano bene. Ci si sposava e si era felici e contenti. Ora, invece, le favole finiscono in una rete metallica. A Ceuta e Melilla, enclaves spagnole in Marocco, ci sono tre cinte e, quelle in zona marocchina, la rete misura 6 metri di altezza.
La parte superiore è studiata per ribaltarsi e cadere nel caso si tenti di attaccarvisi. Seguono, poi, un attaccato labirinto di cavi che si alzano e sollevano, a seconda del peso e dei movimenti dei corpi, come una ragnatela. Segue una barriera alta tre metri, anche essa ribaltabile. La terza cinta, infine, misura 4,5 metri ed è dotata di ricettori che azionano allarmi ed altri sistemi repellenti.
Siamo nel mese di ottobre del 2016, dentro un'Europa che spegne le favole su una rete completata da lame taglienti. In cento sono passati dall'altra parte. Cento fiabe da raccontare ai nipoti, diventati grandi e che alle favole non credono più. Sono trecento i migranti che hanno sfidato la rete, il grande abisso, la prova decisiva ed hanno cercato di raccontare. C'era una volta un re che sposa la più bella e la più povera fanciulla del reame.
Fabbricatori di filo spinato contro fabbricatori di fiabe, questa è la scelta di civiltà che i nostri tempi spingono a compiere. Filo spinato zincato da oltre 80 anni. Chilometri di fili, dove si posano uccelli migratori per continuare il viaggio. Serpenti che recintano la storia e la fantasia con gironi imprestati all'inferno. La ditta che li produce ne garantisce la sicurezza passiva e ne fabbrica 10 chilometri al giorno. Accade mentre Dio creava il cielo, la terra, le acque di sopra e quelle di sotto, gli animali, la luce ed il fango, da dove è uscito l'uomo dal filo spinato.
E' una vecchia storia e la favola ha preso subito inizio. Era il giorno dei muri e dei fili spinati. E Dio vide quello che aveva fatto ed ecco, non era tanto contento. Il fango cominciò a muoversi, ne uscì la donna e poi l'uomo che poco dopo cominciò a delimitare il territorio Il filo spinato ha una lunga storia e, se vogliamo, era presente fin dall'inizio. Per separare il giardino dalla terra, Dio mise il filo
spinato. Sarebbe anche potuta finire lì. A ognuno le sue spine e dopo suo figlio, passarono i migranti.
La favola passa il muro, il mare, la sabbia, il deserto ed il filo spinato di Melilla. Su trecento che erano, sono passati un centinaio giovedì mattina. Bastonati, feriti, contusi, respinti, increduli e perduti. Un centinaio sono passati tra un filo e l'altro, tra una croce e l'altra, lacerandosi l'anima della pelle. Le favole funzionano solo di giovedì, al mattino del quarto giorno, quando la luce e le tenebre si cospirano con i migranti. Altre duecento storie sono rimaste bloccate dal crepuscolo e dai militari marocchini: I cento sono arrivati a Melilla, in terra d'Africa, ma territorio spagnolo. Un solo ferito alle gambe e gli altri negli occhi, per sempre. Dio vide quello che aveva fatto il giovedì, ed era buono. Erano trecento in tutto, di origine subsahariana, giovani come nelle fiabe raccontate di notte, sotto i baobab. Che di anni ne hanno almeno un migliaio e che di cose ne hanno sentite tra una stagione e l'altra. Pioveva, neanche che fosse il diluvio universale, che tutto rifonda.
Autostrade dell'informazione, agenzie di notazione, ipermercati e banche popolari, mercati finanziari e carte di credito. Si ricomincia da loro, i cento della rete metallica. L'arca, invece, era affondata da poco.
C'erano una volta e ora la favole rimangono attaccate alle reti da pesca o a quelle metalliche. Lame, come uncini e spine come chiodi che attraversano i sogni e li crocifiggono sul Golgota, alti sei metri. Ancora pioveva per i cento passati dalla grande rete. Ora sono stivati in un centro, prima di esser espulsi, indegni, come sono di figurare tra gli eletti della fiaba. Si erano attrezzati con ganci e scarpe chiodate, come per scalare il cielo. Nell'assalto precedente, lo scorso 4 settembre, un altro centinaio di migranti era riuscito a passare dall'altra parte. Per i primi sei mesi dell'anno, sono stati oltre 4.600 a raggiungere la Spagna.
Altre migliaia di fiabe sono in transito altrove ed è, grazie a loro, che la rete di spine abbia messo i germogli.




MARI

Ci sono quelli da cui si scappa e quelli a cui non si torna. I mari nostri e quelli di nessuno. I mari a forma di croce e quelli come conchiglie. I mari che contano e quelli che non scompaiono. I mari per scappare e quelli per non raggiungere. I mari della vergogna e quelli delle agenzie. I mari dei migranti e quelli che non servono a nessuno. I mari che inseguono le onde e quelli che non conducono al porto. I mari importanti e quelli di riserva: I mari immaginari e quelli che non esistono ancora. I mari dipinti e quelli non ancora disegnati. I mari che allontanano e quelli che non avvicinano. I mari come cimiteri e i cimiteri come mari.
Ci sono quelli di sabbia e quelli di acqua salata. I mari dei bambini e quelli delle madri. I mari ricattati e quelli in vendita. I mari che sono muri e quelli che non sono ponti. I mari che ridono e quelli che non piangono I mari che raccontano e quelli che non parlano. I mari che sognano e quelli che non dormono mai. I mari abbandonati e quelli non adottati. I mari degli imperi e quelli delle periferie. I mari imprestati e quelli messi all’asta. I mari privati e quelli non pubblici. I mari della politica e quelli dei poveri. I mari delle navi e quelli dei salvagenti. I mari famosi e quelli che non contano. I mari della vergogna e quelli delle crociere.
Ci sono quelli dei naufraghi e quelli dei contrabbandieri. I mari dei clandestini e quelli della gente per bene. I mari delle pattuglie e quelli delle frontiere. I mari dell’estate e quelli senza stagione. I mari delle cannoniere e quelli delle scialuppe. I mari che salvano e quelli che non si perdono. I mari degli armistizi e quelli delle battaglie. I mari comprati e quelli senza acquirenti. I mari dei tramonti e quelli delle notti. I mari delle frontiere e quelli degli orizzonti. I mari da indovinare e quelli senza risposte. I mari dove si muore e quelli in cui non si vive .I mari dei riflettori e quelli che non passano inosservati. I mari dei castelli e quelli delle fate.
Ci sono quelli dei giornalisti e quelli dei pescatori. I mari coi pesci e quelli delle reti vuote. I mari umanitari e quelli senza pietà. I mari coi nomi e quelli cancellati. I mari delle farfalle e quelli rapaci. I mari assenti e quelli non presenti. I mari addomesticati e quelli da scoprire. I mari coi delfini e quelli con le vele da diporto. I mari imprigionati e quelli non liberi.
I mari degli oceani e quelli che finiscono subito. I mari strategici e quelli delle mercanzie. I mari colorati e quelli non sbiaditi. I mari religiosi e quelli non credenti. I mari delle crociate e quelli delle sconfitte. I mari commerciali e quelli non gratuiti.
Ci sono quelli che nascondono e quelli che non dicono. I mari che cantano e quelli che non tacciono. I mari di gesso e quelli di argilla. I mari che portano fiumi e quelli che moltiplicano pesci. I mari negli occhi e quelli nelle lacrime. I mari annoiati e quelli non desiderati. I mari delle traversate e quelli non esplorati. I mari delle isole e quelli delle terre non ferme. I mari della storia e quelli non quotidiani. I mari delle battaglie e quelli innamorati. I mari sposati e quelli rimasti orfani. I mari dei bambini e quelli dei padri. I mari come supermercati e quelli come osterie. I mari con le colline e quelli senza pianure.
Ci sono quelli che annoiano e quelli non dormono mai. I mari delle portaerei e quelli non disarmati. I mari creati e quelli abusivi. I mari con le spiagge e quelli senza scogli. I mari militarizzati e quelli senza pace.
I mari presi in ostaggio e quelli ricattati. I mari intelligenti e quelli senza maestri. I mari impegnati e quelli distratti. I mari delle donne e quelli degli ombrelloni. I mari che hanno tempo e quelli non eterni. I mari con le sirene e quelli senza isole. I mari con le voci e quelli senza musica. I mari con i gabbiani e quelli con le sbarre. I mari come pianure e quelli non seminati. I mari che riflettono il cielo e quelli che gridano terra.

Luciano Giacomini
Chairman Public Relation and Communication



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