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KC Lentini - Alla scoperta del borgo medievale di Francofonte  

Pubblicato da: mfpellegrino | KC Lentini |  Letture: 1669

KC Lentini - Alla scoperta del borgo medievale di Francofonte
Il 18 maggio una trasferta del Kiwanis club di Lentini nella limitrofa Francofonte su proposta del socio Carmelo Gaudioso, geologo e coordinatore del gruppo Club-Art-Europe, ha consentito ai soci Kiwaniani la scoperta di aspetti poco noti o controversi o dimenticati della città di Francofonte.
All’interno di un progetto teso alla conoscenza e riqualificazione del centro storico francofontese, dopo il progressivo svuotamento di esso dagli anni 50/60 e l’arrivo oggi di nuove etnie (rumeni, africani), il Club-Art-Europe attraverso ricerche sul campo, pitture e disegni originali, uso di fonti storiche e documentali, ricorso alla fotografia e ai più moderni strumenti tecnologici di rilevamento e ricostruzione, ha fatto riemergere, dando risposte ad alcuni dubbi e interrogativi, la memoria di luoghi ed eventi del periodo medievale. Nella sua relazione, a commento delle foto e dei quadri ordinati in una interessante mostra, Carmelo Gaudioso ha parlato dei due antichissimi insediamenti, uno arabo e uno ebreo, all’indomani della conquista araba della Sicilia e alla fine di uno dei periodi storici di maggiore piovosità (la piccola glaciazione medievale), nei territori già indicati da Claudio Tolomeo neI II sec. d.C. con il mitico nome Hydra per l’abbondanza di acque. Gli arabi si stabilirono al di qua del torrente Canali, presto vigilato da una torre di guardia, la motta di Vajasindi, borgo da cui si svilupperà Francofonte, nata intorno al 1360; gli ebrei al di là del torrente, in località Gadera (in ebreo gad-e-rà) cosi detta per il grande recinto da loro costruito per tenervi pecore, capre e agnelli. Erano infatti conciatori di pelli e scavarono nel recinto anche le fosse e le vasche di lavaggio necessarie al loro lavoro. Per Gaudioso e il suo gruppo la motta araba, poi riadattata dai normanni, sarebbe l’attuale base, massiccia e visibile, dell’abside della Chiesa Madre, ivi ricostruita dopo il terremoto del 1693. La vecchia Chiesa Madre del borgo medievale era invece collocata più a destra rispetto al Castello, voluto da Artale Alagona nel ‘300, come si evince dalla carta dei Riveli del 1569 che riproduce la Francofonte del tempo. Inoltre il Castello, successivamente incorporato con le torri residue nel settecentesco palazzo principesco dei Cruyllas, non avrebbe avuto 11 torri, come tramandato, ma 9, ed era meno esteso del palazzo nobiliare, oggi sede del municipio. Anche la toponomastica ha conservato il ricordo di questo stratificato passato. Il largo delle “botteghelle” deve la sua denominazione al fatto che gli ebrei, cacciati dal feudo di Gadera (dove il loro recinto venne trasformato in un fortilizio con relativa torre di guardia), passarono il torrente e si stabilirono alla periferia est del borgo di Vajasindi entro il feudo Bulfida, spostandovi durevolmente i loro traffici e costruendo le loro case nella zona ancora segnalata nella cartografia del Comune fino agli inizi del ’900 da una “via Giudeca”, poi divenuta via Garibaldi. Zona che conserva tuttora alle sue estremità le Chiese sconsacrate della Santa Croce e di San Cristoforo volute dal principe dopo il terremoto per “cristianizzare” e urbanizzare quella parte del paese. Nessuna traccia invece è rimasta, tranne il toponimo popolare “e fila” riguardo appunto al quartiere “fila” (fili), dell’ingegnoso sistema costruito con carrucole e corde (e spazzato via da una piena) che faceva scendere dallo slargo, che guarda sul torrente, fino al grande Mulino a fondo valle i sacchi di grano e risalire poi quelli di farina, evitando più lunghi, disagevoli e faticosi trasporti con gli asini o a spalle.
Dopo il giusto plauso per il meritorio lavoro a Carmelo e ai suoi collaboratori Tatiana di Blasi, Cristina Costantino, Cristina Corridore, Rachele Rinaudo, Lidia Mallia, Virna Puglisi, Anna Zagarella, Nello Cataudo, Matteo Brullo, l’incontro ha avuto la sua conviviale, festosa, conclusione (per restare in tema) alla trattoria Le streghe.
Maria Nivea Zagarella - addetto stampa














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