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apr 27
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Il KC Lentini celebra il 25 aprile ricordando anche il concittadino e socio onorario, Dr. Luigi Briganti  

Pubblicato da: Rosalba Fiduccia | KC Lentini |  Letture: 1144

Il KC Lentini celebra il 25 aprile ricordando anche il concittadino e socio onorario, Dr. Luigi Briganti
XXV Aprile “O patria mia”
Il XXV aprile è una data importante per la Repubblica. Lentini ha seguito un cerimoniale abbastanza classico e consolidato. Il tradizionale saluto iniziale, il corteo, formato da varie associazioni benemerite sia a livello militare, Carabinieri e Polizia che di volontariato (Protezione Civile, Croce Rossa- Kiwanis Club di Lentini). Da qui il sindaco Saverio Bosco ha letto una propria riflessione sui valori della Libertà e della Liberazione.
In Piazza della Resistenza si è ricordato anche il nostro concittadino dott. Luigi Briganti, partigiano insignito della medaglia d’oro al valore militare e socio onorario del Kiwanis Club di Lentini fino al 5 aprile del 2006 giorno della sua morte. Ai primi di marzo del 1944 fu fatto prigioniero dai tedeschi nei pressi di Casale Monferrato, e benché torturato si rifiutò di rivelare informazioni sui suoi compagni; condannato a morte, il 21 marzo fu liberato dai suoi poco prima che la sentenza fosse eseguita. Nel dopoguerra si laureò in Medicina, venendo poi insignito della Medaglia d'oro al Valor Militare il 18 maggio 1959 con decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini per le sue azioni in guerra. Luigi Briganti muore poi a Lentini il 5 aprile 2006. E’ stata una bellissima giornata dove si sono ricordati tutti gli uomini liberi che sbarcarono nell'Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà. A questi caduti alla loro pietas umana, al loro senso comune abbiamo rivolto un pensiero riconoscente.
Mi piace concludere questo piccolo articolo con dei versi del grande Leopardi:
Giusy Milanesi - Presidente

Patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite:
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.











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