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KC Absolute e Università di Catania presentano il libro di M. Valeria Sanfilippo  

Pubblicato da: mfpellegrino | KC Absolute CT Terra dei Ciclopi |  Letture: 112

KC Absolute e Università di Catania presentano il libro di M. Valeria Sanfilippo
CATANIA – Venerdì 7 luglio, alle 17, all’Ursino Recupero (via Biblioteca 13), è stato presentato il volume “Giuseppe Bonaviri e le Novelle saracene” (ed. Aracne) di Maria Valeria Sanfilippo. Dopo i saluti introduttivi del direttore Rita Angela Carbonaro, sono intervenuti: Sergio Sciacca, critico e Rosaria Sardo, linguista. Ha coordinato Sarah Zappulla Muscarà e ha letto brani dell’opera l’attore Agostino Zumbo.
Edito per i tipi di Aracne, con la prefazione di Sarah Zappulla Muscarà e in copertina un dipinto di Antonino Cammarata, il volume, arricchito da lettere inedite, interviste all’autore, materiale documentario di vario genere, analizza la ricca e multiforme produzione di Giuseppe Bonaviri, alla luce di una bibliografia corposa e aggiornata. Una messa a fuoco delle Novelle saracene in un quadro di consonanze e diversità che richiamano autori quali Propp, Calvino, Andersen, Capuana, Rodari, Walt Disney. Riaffiorano le atmosfere ricreate da quelle novellatrici popolari che, vissute tra Otto e Novecento, seppero accompagnare alla parola l’impareggiabile rituale del gesto e la melodia del canto.
Per tale ragione il volume s’impone all’attenzione del lettore comune come pure degli addetti ai lavori, tra gli altri storici, filologi, linguisti, musicologi. Unitamente agli epistolari già editi o in possesso della famiglia dell'autore, della Fondazione Giuseppe Bonaviri e dell'Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano, il materiale documentario inedito contribuisce a illuminare i rapporti intercorsi fra l'autore ed esponenti di spicco della coeva cultura internazionale. Il reclutamento di tale materiale testimonia in tal modo un'attività di ricerca condotta presso le maggiori biblioteche nazionali e numerosi archivi, centri di documentazione, case editrici, fondazioni private e istituzioni culturali, presenti sul territorio non soltanto italiano. Un’occasione per conoscere più a fondo Bonaviri, più volte nella rosa dei candidati al Premio Nobel, tra i più rappresentativi autori nel panorama non soltanto nazionale del secondo Novecento. Autore di una prolifica ed eterogenea produzione (che spazia dalla narrativa, alla poesia, dalla saggistica al teatro), Bonaviri è tra i più rappresentativi autori del panorama letterario del secondo novecento, tradotto in numerose lingue (persino in arabo e in cinese), osannato oltralpe da “Le Monde” come “re di Francia” e concordemente ritenuto dalla critica internazionale degno di occupare un posto autonomo ed originale accanto a fuoriclasse della statura di Verga, Pirandello, Sciascia, come pure Lorca, Marquez, per citare solo qualche nome. Componenti-cardine della scrittura bonaviriana: l’epos familiare, l’autobiografismo, l’attaccamento alle radici isolane, il picarismo, l’ironia, il cromatismo, lo sperimentalismo ma anche la dimensione cosmica e le valenze interculturali e multietniche, queste ultime registrate tanto nei contenuti quanto nella lingua al punto che si potrebbe parlare di una sorta di “ecumenismo linguistico” che tutto accoglie. Un’ulteriore giustificazione al suo inserimento nella rosa dei candidati al Premio Nobel. Bonaviri ha saputo dare voce al suo popolo, desideroso di riscatto e di miglioramento etico, restituendo a un tempo mitologico e quotidiano, luoghi e personaggi attinti dalla gloriosa tradizione mediterranea insieme a persone prelevate dal vissuto giornaliero. Un siciliano che ha combattuto l’imperante impulso omologante in virtù di una valorizzazione della specificità isolana, della diversità come arricchimento, senza tuttavia rinnegare (semmai rafforzando) le logiche del “villaggio globale”. La Sicilia di Giuseppe Bonaviri non è la “Sicilia dei coltelli”, bensì la fascinosa Isola di Ulisse, patria di una fervida intellighentia, matrice popolare colta e sapiente. Ne scaturisce anche la dura realtà contadina e, insieme, il suo volto mite e bonario. Come già Capuana e Martoglio, anche Bonaviri contribuisce a scardinare il cliché di una Sicilia sanguinaria. La sicilianità si configura, in tal modo, come grimaldello interpretativo di un’unica esistenziale metafora del mondo. E Bonaviri ha senz’altro il merito di averci offerto una tra le più interessanti e singolari visioni della nostra Isola giacché ─ per dirla con Goethe ─ “è in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.









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