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KC Vercelli - Il ruolo dell'Associazione Intercultura in Piemonte tra le due guerre  

Pubblicato da: Rosalba Fiduccia | KC Vercelli |  Letture: 279

KC Vercelli - Il ruolo dell'Associazione Intercultura in Piemonte tra le due guerre
KC Vercelli – 11 maggio 2017
Dal dramma di due guerre disastrose alla solidarietà culturale e intellettuale dei giovani nel mondo
Senza organizzazione è impossibile conseguire buoni risultati che diano autentici benefici agli altri, nel caso specifico ai giovani che vivono sulla Terra e in paesi diversi, a distanza di migliaia di chilometri uno dall'altro. Ma senza l'afflato delle mamme, perno di una società in qualsiasi latitudine del mondo, ugualmente si deve rinunciare al risultato positivo, in realtà culturale e intellettuale, della solidarietà fra le generazioni.
Questo, è filo conduttore dell'incontro di giovedì 11 maggio svoltosi al Kiwanis Club di Vercelli, presieduto da Luciana Berruto, dedicato alla storia di solidarietà nelle due guerre mondiali, nonché dal 1955 alla Associazione Intercultura che in Piemonte agisce a Torino, a Ivrea e a Vercelli.
Tre le relatrici, tutte impegnate nella scuola: Marisa Pezzana, Antonella De Michelis, Marisella Ferraris con le quali collabora attivamente Ombretta Piantavigna. Le prime due hanno illustrato l'origine di Intercultura, nata come il Kiwanis nel 1915, allo scopo di sostenere i soldati americani al fronte e, in caso di ferite, il loro trasporto nelle retrovie e negli ospedali da campo. Allora l'organizzazione, anche consolidatasi in Europa, devastata dalla prima guerra mondiale, si chiamava AFS, American Field Service, apprezzato dai governanti belligeranti del momento.
Dopo la pace, fra la prima e la seconda guerra mondiale, l'American Field Service affrontò un altro problema filosoficamente ambizioso: favorire il periodo di un anno dei diciassettenni da un paese all'altro per frequentare scuole con ordinamento talvolta differente per venire a contatto, con esempi anche di forte valore pedagogico. Questa esperienza è stata documentata per mezzo di filmati con esperienze fatte dai giovani dall'Europa agli Usa, dai Paesi scandinavi all'Asia e alla Cina.
I contatti all'inizio hanno suscitato un impatto poi dissoltosi, "cuore in mano" proprio di una madre come ha sottolineato, diffondendosi sui particolari, Marisella Ferraris. Dalle sue parole e dai racconti familiari con l'integrazione per un anno di un giovane ospite, è balzato fuori un aspetto in genere trascurato: inserendosi nel nucleo familiare, l'adolescente coglie e impara a rispettare le regole delle muova famiglia, imperniata in culture talvolta assai diverse, che progressivamente si trasforma in affetto verso i nuovi genitori pro tempore e verso i fratelli, in particolare i più piccoli.
Questo è il primo risultato da rilevare che richiama un altro aspetto psicopedagogico: al di là dei vincoli di sangue, è la famiglia con i suoi componenti che aiutano un giovane a crescere, aperto a tutte le sfaccettature della realtà. A quanto pare, anche alcune compagini familiari di Vercelli sono pronte ad accogliere giovani "oltre la frontiera" come evidenzia Luciana Berruto, perché nel Vercellese possano fare esperienze che serviranno loro per l'intera esistenza.





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