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  Distretto Italia-San Marino

      Anno Sociale 2009/10 Governatore Valeria Gringeri                                   ... il loro futuro ha bisogno di noi

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OSSERVATORIO KIWANIS INFANZIA

Responsabile : Anna Maria Limiti

Bullismo

20-2-2010
 

Ieri pomeriggio mi è capitato di vedere su Rai Uno un ragazzo di 14 anni che raccontava di come fosse stato deriso, maltrattato ed isolato dai suoi coetanei perché ama la danza e sta studiando per diventare ballerino.

 

Il ragazzo, supportato ovviamente dalla sua famiglia, ha deciso di denunciare questa forma di bullismo, veramente pesante ed atroce, che ha dovuto subire per mesi e mesi.

Tacciato da gay, perché ballerino e, nelle menti piccine del branco, ballerino è sinonimo di gay.

 

Non sto a raccontare tutta la storia di questo ragazzo, desidero soltanto riportare che è stato duramente picchiato e per questo costretto per un periodo di tempo su una sedia a rotelle con il rischio di veder sfumato il suo sogno ovvero di non poter ballare più.

 

Durante il suo racconto mi sono più volte chiesta dove fossero gli insegnanti, visto che le persecuzioni nei suoi confronti avvenivano per la maggior parte delle volte nell’ambito scolastico.

La risposta è arrivata puntualmente: tutti sapevano ma il silenzio la faceva da padrone visto che i bulli ricorrevano a minacce sia con la vittima che con chi interveniva in sua difesa.

 

Fortunatamente il giovane è potuto tornare a ballare, ha cambiato scuola e, buon per lui, ha trovato un ambiente più sereno con Insegnanti e compagni di scuola più intelligenti.

 

E’ mai possibile che degli adulti, abilitati all’insegnamento e quindi alla formazione dei ragazzi, si lascino spaventare da un gruppo sparuto di piccoli delinquenti senza intervenire e reagire?

Possiamo ancora chiamarli insegnanti?

 

In questo ultimo mese ho inviato a Genitori e Docenti Scolastici  che conosco, una sorta di questionario cercando di capire perché c’è malessere nei giovani, specialmente nei minori e quali sono state le loro esperienze.

 

Mi  stanno tornando le risposte ed alcune di esse  fanno veramente pensare.

 

Spero di poter stilare una statistica al più presto.

 

Intanto esorto chi si trova ad essere testimone di episodi di violenza e bullismo a non tacere, questo non solo per salvaguardare le vittime, ma anche per cercar di recuperare chi provoca danni e cercare di capire perché lo fa.

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio per i Diritti dell’Infazia

 

 

Clown in corsia: due milioni per i progetti

29 gennaio 2010

Il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e il Capo del Dipartimento, Isabella Rauti, hanno presentato oggi i progetti finanziati dal Dipartimento per le Pari Opportunità per la promozione e diffusione di attività di clown-terapia negli ospedali: "Siamo felici di sostenere chi rende più rapido il processo di guarigione e più lieve il dolore attraverso il gioco e il sorriso", ha commentato il Ministro durante la conferenza stampa.

Per sostenere gli interventi sono stati stanziati due milioni di euro, a carico del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle Pari Opportunità, ripartiti secondo i tipi di attività da realizzare, come ha spiegato il Capo Dipartimento Isabella Rauti: "Un milione e 250 mila euro per le attività di clownterapia presso strutture ospedaliere, 450 mila euro per la creazione di corsi di formazione per il clown-dottori e 300 mila euro per azioni di sensibilizzazione e comunicazione su tali attività. Le ultime due frazioni di finanziamento saranno poi ripartite in modo equo tra Nord, Centro e Sud Italia".

L'iniziativa rientra in un progetto più ampio del ministero, quello di avere ospedali sempre più a misura di bambino: "Vogliamo prevenire o almeno ridurre il trauma del ricovero ospedaliero per i più piccoli - ha detto il Ministro. Siamo già riusciti ad avviare 16 ludoteche permanenti presso gli ospedali, dove i bambini, accompagnati dai loro genitori, possono avere qualche ora di distrazione".

"La clownterapia - ha ricordato infine Carfagna - ha ottenuto buoni risultati anche al di fuori degli ospedali: penso all'Abruzzo, dove il Ministero ha sperimentato con successo questa strada dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila nell'aprile scorso. I clown-dottori - ha concluso Carfagna - hanno aiutato non solo i piccoli, ma anche gli adulti e gli anziani a poche ore dall'evento traumatico".

Molta solidarietà per gli Orfani di Haiti


Ad Haiti, se guardiamo le stime di queste ore, ci sarebbero circa 450 mila minori senza famiglia. Per lo meno senza padre e madre. Di questi il 30% circa hanno meno di 5 anni.

Da tutto il mondo ed anche dall’Italia si moltiplicano le richieste di adozione.

Secondo alcuni Organi Ufficiali tra i quali anche Unicef, le adozioni dovrebbero essere usate solo come ultimo traguardo, soltanto nel caso in cui non si sia trovata altra soluzione. Anche perché è pressoché impossibile, in questa fase, stabilire quali bambini possano essere adottati e quali no.

In queste condizioni è facile, per dei malintenzionati, avviare un traffico di bambini verso altri Paesi, visto che non ci sono più nemmeno i certificati di nascita. Accade anche che le squadre internazionali di soccorso riescano a mettere in salvo dei bambini e non sappiano poi a chi affidarli perché, spesso,  non si sa se i genitori siano ancora vivi.

Le adozioni dovranno quindi  seguire tutta la burocrazia richiesta dalla Convenzione dell’Aja anche in casi eccezionali come il terremoto di Haiti.

Si teme infatti, come già detto,  che questi bimbi possano essere trafficati.

Unicef Italia incoraggia a sostenere gli orfanatrofi locali, e a riallocare questi bambini, davvero sfortunati, all’interno delle famiglie allargate.

Ad Haiti, purtroppo,  la famiglia allargata è un problema di vecchia data, un problema serio e mai risolto.

Da sempre i più poveri, impossibilitati a sostenere i loro figli, li inviano a stare presso un parente più agiato.

C’è da dire però che una volta arrivato a destinazione, il bambino non verrà aiutato a mangiare e a studiare, come ci si potrebbe aspettare, ma verrà utilizzato come mano d’opera domestica e analfabeta. E questo nel migliore dei casi.

Siamo d’accordo che vengano effettuati  necessari  controlli per evitare che i bambini diventino merce da trattare sul mercato, come sostiene giustamente l’Unicef. Dall’altra parte però  i controlli, almeno in Italia, sembrano essere eccessivi andando ad inceppare l’ingranaggio per migliorare la vita di migliaia di persone.

Siamo anche convinti che un bambino adottato da una famiglia italiana con pochi mezzi starebbe comunque molto meglio che non ad Haiti in un orfanatrofio.

Può sembrare contraddittorio con quanto finora esposto, ma si pongono comunque dei dubbi: è giusto che i bambini vengano sradicati dalla loro terra subendo così anche il trauma del doversi adattare a sconosciuti, ad un altro sistema di vita, di abitudini e perché no anche di clima?

Certo sapere che un bambino possa avere dei pasti regolari, possa giocare, studiare ed usufruire finalmente di tutto ciò di cui ha diritto è bello, ma non bisogna dimenticare che in un futuro prossimo Haiti avrà bisogno di giovani per la ricostruzione e sarebbe altrettanto bello  che questi giovani fossero educati, nutriti e cresciuti con la speranza di un futuro per loro, e, perché no per il loro Paese.

Non è certo questa  la Sede che potrà stabilire quanto e cosa è migliore per loro, ci limitiamo a chiedervi di non dimenticarli, di aiutarli e fare in modo che  vengano rispettati  tutti i loro Diritti.

Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis per i Diritti dell’Infanzia

 

Bambini per le strade del mondo

Stamattina sulla prima Pagina di Repubblica c’era questa foto di un bambino bellissimo, Redjeson Hausten Claude,  appena salvato dalle macerie provocate dal devastante terremoto che si è abbattuto su

Haiti.

 

 

Come se non bastasse la miseria che ha regnato sovrana in questo Stato, l’ennesima catastrofe ha letteralmente raso al suolo le poche strutture e fabbricati esistenti.

 

Siamo solidali con gli haitiani, augurandoci che la solidarietà ed i Governi dei Paesi più ricchi si adoperino perché presto il territorio torni vivibile.

Haiti, a causa della sua povertà, contava molti bambini e ragazzi di strada, bambini in grave stato di abbandono la cui vita si svolge al di fuori della famiglia e di qualsiasi comunità o struttura atta ad accudirli. Vengono così chiamati in quanto la loro vita si svolge praticamente sulla strada.

Si anche se può sembrare contraddittorio, nella strada i bambini spesso trovano quelle risorse materiali che la famiglia o la Società continua a negar loro.

In strada trovano da mangiare, anche se è cibo scadente, possono guadagnare qualcosa elemosinando, facendo piccoli lavoretti, rovistando negli immondezzai oppure rubando. La strada del centro delle città è più sicura e meno violenta dei quartieri poveri da cui provengono i bambini, ed è spesso più sicura anche della propria casa dove la violenza dei genitori è una costante della vita. La strada è quindi una scelta di sopravvivenza, un luogo che in qualche modo offre un'alternativa alla povertà della propria casa. La ricerca di un'opportunità di vita in strada non viene compresa dalla società.

Ma non è giusto che i bambini per sopravvivere  debbano vivere in mezzo alla strada dove possono diventare vittime di ogni tipo di sopruso.

Alcuni giorni orsono ho trovato in internet lo Statuto dei bambini di strada redatto da uno scrittore brasiliano, Washington Araujo, ben fatto e che ci da modo di riflettere  su questo argoment
 

Statuto dei bambini di strada

Washington Araùjo, scrittore brasiliano e membro della comunità Bahià'ì.

 

Articolo 1

Il bambino di strada ha diritto a un'infanzia non esposta alle intemperie, ma al riparo del cuore di chi ama veramente.

Articolo 2

Il bambino di strada ha diritto a una doppia infanzia e quindi, finché resterà per strada invecchiando rapidamente, continuerà ad essere sempre bambino.

Articolo 3

Lo sguardo del bambino di strada è triste e la sua tristezza ricadrà come un manto su tutti noi.

Articolo 4

A nessuno è concesso di aumentare le sofferenze di un bambino di strada, perché per lui è già una sofferenza estrema vivere per strada.

Articolo 5

Tutti abbiamo il dovere di fare i conti con la legge della solidarietà umana. A nessun bambino di strada si può negare la solidarietà, tanto con la pioggia torrenziale che con il sole a picco.

Articolo 6

E' dovere di ogni padre e ogni madre guardare il viso di un bambino di strada con quell'amore particolare con cui contempla i propri figli ogni sera.

Articolo 7

Quando un bambino di strada viene maltrattato, è maltrattato anche qualcosa dentro di noi. La parola maltrattamento non dovrà più esistere nei rapporti tra la società e i bambini di strada.

Articolo 8

Nelle notti di pioggia, dopo la buonanotte che ci dà il telegiornale nazionale, dovrà apparire sul nostro televisore il viso di un bambino di strada.

Articolo 9

Il "mestiere" di bambino di strada dovrà essere regolato da un'apposita legge e dovranno essere abolite le attività finora esercitate:

·         mendicante per vie, le strade e le piazze

·         posteggiare in parcheggi improvvisati e insicuri;

·         consumatore di qualsiasi tipo di droga;

·         piccolo delinquente in tutti i paesi del continente.

Articolo 10

Frasi del tipo "faccio finta di non vedere" o "mi dispiace, non ho di che aiutarlo" sono definitivamente proibite e non potranno servire da giustificazione per omissione di soccorso ai bambini di strada.

Articolo 11

Tutti gli autoveicoli dovranno dare la precedenza al bambino di strada. E' proibito investirli. Non si può andare addosso a queste espressioni di sofferenza vagabonda che chiamiamo bambini/e di strada.

Articolo 12

A nessuna autorità costituita sarà consentito dichiarare che governa per il popolo ed esercita il potere in nome del popolo, se agli incroci delle strade si trovano dei figli del popolo che sono di strada.

Articolo 13

A nessuno sarà consentito maledire la vita, protestare contro il destino, sentirsi infelice finché un bambino vive per strada. Solo loro potranno permettersi un simile sfogo.

Articolo 14

Le bambine di strada, incinte troppo presto, non potranno chiedere ai passanti di essere prese a calci per abortire. Tutta la società dovrà farsi carico di difenderle, proteggerle e curarle. Ai fini di questo articolo, per società s'intende la prima persona che sia a conoscenza della loro gravidanza.

Articolo 15

L'essere umano riscatterà la sua condizione di "umano" quando, contemplando il viso di un bambino di strada, gli chiederà perdono per non averlo mai soccorso. Fino ad allora l'essere umano non sarà altro che un semplice abbozzo di umanità.

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio per i Diritti dell’Infanzia

 


Il Bambino ed il Maresciallo

 

Non è una novella tratta da “I Racconti del Maresciallo” di Mario Soldati o un episodio della serie  “Il Maresciallo  Rocca”, ma una bellissima seppur drammatica storia dei nostri giorni.

 

I protagonisti sono un bimbo di 11 anni,G. ed un Maresciallo dei Carabinieri, di una cittadina della Puglia, Giuseppe Francioso.

 

Il destino li aveva fatti incontrare tre anni orsono quando, cacciato durante la notte dalla mamma alla quale aveva chiesto dell´acqua, G., dopo aver vagato per ore, aveva incontrato il suo angelo custode, il Maresciallo Francioso che lo aveva accolto in casa, si era preso cura di lui e pur avendo avuto il desiderio di chiedere l’affidamento del piccolo, aveva dovuto rinunciare  poiché sua moglie era reduce da un intervento chirurgico e non poteva prendersi cura in pieno di G.

G. venne allora  affidato ad una Comunità e tornato da sua madre per il periodo natalizio.

 

Lo stesso destino però ha concesso ai due protagonisti un’altra chance riservando per loro un altro incontro in circostanze ancora più tragiche.

La mamma di G.  è stata uccisa dal suo convivente mentre il piccolo  dormiva nella stanza accanto.

 

Anche questa volta il maresciallo ha ottenuto il permesso di tenere  G. a casa sua, assicurando che lo avrebbe riportato nella Comunità.

Nel frattempo  ha donato al piccolo  una cosa che probabilmente G non ha mai conosciuto, l’ Amore.

 

Durante i pochi giorni nella Famiglia Francioso, G. ha giocato con il pon, gli hanno regalato un PC e G. è stato  felice tanto da cantare sotto la doccia.

 

Una vita tremenda, disperata quella di G, il cui unico esito possibile sembra appunto quello di non conoscere mai una vera famiglia, una vera casa.

Però per qualche giorno almeno una famiglia e una casa G. le ha avute entrambe.

 

Il maresciallo vuole adottarlo, vuole che resti a casa sua.

Il cuore, la ragione, il buon senso dicono in coro che il maresciallo  abbia il diritto di averlo ma la legge dice che il piccolo deve tornare in Comunità.

 

Ci auguriamo che il buon senso prevalga e che G. possa ritrovare il sorriso, possa essere finalmente sereno, possa avere i suoi sogni di bambino e vivere con persone che gli facciano sentire Amore e che insieme a loro possa dire “ho una vera famiglia”.

 

Ci auguriamo con tutto il cuore che  sia una storia a lieto fine.

Sarebbe veramente un buon modo di  iniziare il 2010.

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis

Per i Diritti dell’Infanzia

 

Bambini Detenuti


Nei giorni precedenti il Natale, ho visto un servizio, riportato dai TG, riguardante i figli delle carcerate che, fino al terzo anno di età, convivono in carcere con le loro mamme e dal quarto anno vengono affidati alle Case Famiglia.

La notizia mi ha molto rattristato e, anche se in casa nostra abbiamo ospitato due bambini stranieri orfani,  non ho goduto fino in fondo la gioia del Natale.

Ho voluto saperne di più ed ho scoperto che

in Italia vivono in carcere tra i 70 e gli 80 bambini a causa di una legge del 1975 di riforma dell’ordinamento penitenziario, pensata per salvaguardare il rapporto madre figlio, che consente alle detenute di tenere con sé i figli fino all’età di tre anni.

Si tratta della  legge Finocchiaro che ha più o meno risolto il problema per le italiane che, non essendo recidive, possono usufruire di misure alternative al carcere.

Ma, se pensiamo che nel solo carcere femminile di Rebibbia ci sono pochissime italiane, in quanto la maggior parte è costituita da africane e nomadi, chiaramente la legge Finocchiaro non può essere la soluzione.

Quando si condanna la madre automaticamente viene condannato il figlio fino al terzo anno d’età.

I più fortunati vengono affidati alla famiglia come spiegava, durante il servizio,  il Garante dei Detenuti del Lazio e coordinatore dei Garanti di tutta Italia.

I rom, di solito, tornano a vivere nei campi nomadi, altri vanno nelle Case Famiglia.

Cosa ricorderanno i piccoli “detenuti” di quei tre anni di vita, cosa penseranno di quella madre che torneranno a vedere qualche volta negli anni successivi?

E dei compagni di gioco? E di quel cortile recintato?

Quando pensiamo al carcere, lo immaginiamo come qualcosa a noi esterno ed estraneo.

Eppure è il prodotto della nostra società, e dovremmo preoccuparci di  creare le condizioni migliori per accogliere chi si troverà a vivere tra di noi, dopo essere stato da noi separato.

Le porte del carcere non devono essere percepite come una separazione, ma come un passaggio.

La dignità, il diritto alla salute, al lavoro, alla scuola, alla parola, devono essere garantiti, soprattutto quando si parla di bambini.

I bambini vissuti in carcere, dicono gli psicologi, accusano disturbi nell’umore e ritardo nella parola.

Ma c’è un altro dato da considerare: la qualità della vita dei bambini detenuti varia a seconda dell’Istituto di detenzione.

A Milano, dal 2007 c’è un Istituto a custodia attenuata per le madri detenute, senza sbarre, con personale specializzato per l’infanzia e Agenti di Polizia Penitenziaria in borghese; a Roma, Genova, Milano, Venezia e Torino i bambini possono frequentare l’asilo pubblico.

In altre città gli Istituti di pena non hanno stipulato nessuna convenzione con gli asili pubblici, nessuna convenzione che preveda periodicamente l’uscita dal carcere dei bambini, salvo sporadiche eccezioni; oppure non è presente personale specializzato per l’infanzia.

In molti Istituti, nonostante la costante presenza di bambini, non esiste un nido e mancano le aree verdi; in nessun Istituto sono state riscontrate iniziative di preparazione al distacco tra madre detenuta e bambino che, categoricamente, avviene al terzo anno d’età.

E, mentre Rebibbia, a Roma, vive il dramma del sovraffollamento anche nella sezione Nido (15 posti disponibili e 31 bambini presenti), in Istituti come Bologna, Civitavecchia, Sassari e Teramo paradossalmente il dramma è spesso rappresentato dal fatto che sia presente un solo bambino, circondato solo da persone adulte.

Un fiore nel deserto, nonostante il sovraffollamento, è proprio la sezione femminile di Rebibbia, dove opera da circa 15 anni l’Associazione “A Roma Insieme” che, collaborando con altre associazioni di volontariato, organizza attività di supporto agli incontri delle detenute con i bambini con animazione, giochi, spettacoli e i “sabati di libertà”.

Il sabato i bambini trascorrono la giornata fuori dal carcere con i volontari, al mare o in campagna, ospiti di amici o nei parchi.

Un appuntamento divenuto ormai abitudine che i bambini aspettano con gioia. Ogni sabato un bus offerto dal Comune di Roma entra nel carcere per prelevare i piccoli ospiti. E loro sono sempre lì ad aspettarlo.

Le madri raccontano che il sabato mattina i bambini si svegliano prima del solito, sono più eccitati perché avvertono che quello è il giorno dell’autobus, il giorno della libertà.

E’ stata presentata una legge di riforma della legge Finocchiaro del 2001 per la realizzazione di Case Famiglia protette per tutti i casi in cui non siano possibili misure di sospensione o alternative alla carcerazione, sia preventiva che definitiva.

E’ sufficiente quanto fatto finora? Per parafrasare una nota canzone “SI PUO’ DARE Di PIU?”

Si, molto ma molto  di più.

Anna Maria Limiti
 

 

Solidarietà, non parole!

Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo” diceva Confucio.
Molte persone volonterose hanno seguito la massima del filosofo cinese e hanno creato realtà di collaborazione  e solidarietà verso i poveri nel mondo.

Questo periodo di Feste Natalizie dovrebbe farci riflettere ed esortarci ad essere più solidali con le persone e soprattutto con i bambini meno fortunati.

Questi sono momenti di gioia, di doni, ma spesso di consumo superfluo di chi ha già tanto.

Un regalo che aiuti economicamente chi è nato nei luoghi difficili del pianeta può però arricchirsi di un contenuto speciale e prezioso.

Un regalo, quando è anche un gesto d’aiuto, rende felice più di una persona: chi lo riceve, noi che lo facciamo e la persona che dal nostro piccolo gesto ricava molto.

C’è chi festeggia perché è felice, perché sta bene, perché la vita gli sorride.
C’è chi invece può trovarsi in situazioni difficili, per malattia o povertà, vicino a noi o in posti dove gli elementari diritti civili sono calpestati.

È il momento di dare sostanza ai nostri indiscutibili buoni propositi.

Perché in fondo, a chi ha bisogno, non interessa sapere se e quanto siamo buoni.
Ciò che conta è vedere persone che compiono atti di bontà.

Facile dire:“Che pena i poveri del terzo mondo! Quanto mi spiace che abbia una grave malattia! Poverini i bambini africani che muoiono di fame”

Amiamo meno le parole e passiamo  ai fatti!

Creiamo tante occasioni per fare e per farci, di conseguenza, del bene.

Serene Festività a tutti!

 Anna Maria Limiti

Osservatorio per i Diritti dell’Infanzia

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

4 dicembre 2009
 

Carfagna: «Pistoia dimostra che serve il Garante per l'Infanzia»

"La storia agghiacciante dei maltrattamenti ai bambini nell'asilo di Pistoia dimostra ancora di più l'urgenza di un'autorità di sorveglianza e indirizzo, come il Garante per l'Infanzia, che controlli non solo la qualità e l'adeguatezza educativa, ma anche la professionalità e la competenza del personale che lavora nel settore". Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, commenta la vicenda di cronaca che ha portato all'arresto della titolare di un asilo privato e della sua collaboratrice.

"I bimbi di Pistoia hanno subito una violenza psicologica oltre che fisica. Non è ammissibile che si verifichino casi del genere e non possiamo permettere che strutture improvvisate operino in un campo così delicato come quello della cura e dell’assistenza ai più piccoli. I genitori devono poter lasciare in assoluta tranquillità i loro figli negli asili nido. Per questo ribadisco la necessità di istituire il Garante per l'Infanzia che tra i suoi compiti ha proprio quello di inchiesta e controllo sulle strutture, sia  private che pubbliche".
 

Asilo o lager?

 

Soltanto pochi giorni orsono, abbiamo ricordato i Diritti dell’Infanzia nel ventennale della Convenzione di New York.

 

Sovente siamo portati a pensare che gli “orrori” accadano lontano da noi, che non facciano parte del nostro quotidiano.

Invece la crudezza di alcuni episodi ci riportano di botto nella dura realtà

 

Pistoia, asilo privato, dove va la nostra mente?

Sicuramente l’idea fa abbozzare un sorriso sulle nostre labbra immaginando tanti bambini che giocano, gridano, cantano insomma qualcosa di molto gioioso.

Invece no!

Un asilo dell’”orrore quotidiano” come è stato descritto dal Procuratore della Repubblica che sta indagando.

 

I giornali stamattina riportano: Schiaffi in viso a bambini di pochi mesi, ceffoni in testa, piccoli presi per i capelli e costretti ad aprile la bocca per mangiare, bavagli premuti sul viso per costringerli a deglutire”

Ed ancora “Bambini che piangono. Costretti a stare fermi e immobili, lasciati nelle stanze buie, scossi con forza, tirati su per un braccio, vediamo un bambino piccolo di otto dieci mesi che sembra vomitare - racconta un poliziotto - , arriva la direttrice e gli dà uno schiaffo, lui cade a terra, la donna lo solleva prendendolo per un braccio con violenza”

 

La brutalità di questi episodi si commenta da sola, non ci deve essere pietà per queste persone chiamate impropriamente”maestre” in quanto hanno poco, o meglio niente da insegnare a nessuno.

Da parte mia come di tutti del resto, c’è sdegno e sono Signora a definirlo sdegno.

 

In questo caso così brutto non potranno esserci giustificazioni da parte di nessuno in quanto, saggiamente, alla denuncia di alcuni genitori che sospettavano qualcosa, i Magistrati hanno piazzato due telecamere che hanno registrato il comportamento non certo esemplare delle persone che badavano ai bambini.

 

Potrei continuare, ma mi fermo qui.

 

Mi auguro soltanto che a parte di tutti ci sia controllo, che i bambini coinvolti in questa triste storia possano presto dimenticare e che non si portino dietro de traumi.

 

Non abbassiamo mai la guardia, neanche in casa nostra.

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio per i Diritti dell’Infanzia

20 anni dalla Convenzione di New York…..


……I diritti dell’infanzia vengono rispettati?

I bambini devono avere cibo, cure sanitarie, istruzione!

Non devono essere sfruttati con lavori troppo pesanti, devono avere tempo per studiare, per giocare, per far maturare la loro fantasia!

Questo sono le indicazioni che abbiamo sentito nelle varie conferenze tenutesi, da più parti, nei giorni scorsi in occasione del ventennale della Convenzione di New York sui  Diritti dell’Infanzia.

E’ anche quanto è stato ribadito alla Conferenza che l’UNICEF ha tenuto nella sua sede di Roma  alla quale sono stata invitata a partecipare insieme a Luigi Russo, Responsabile Kiwanis dei Rapporti con le Istituzioni, e Rino Salmè, Presidente del Club Roma Michelangiolo.

In una sala conferenze gremita, molti sono rimasti in piedi, ma ascoltavano attentamente.

Erano presenti il Presidente di UNICEF Italia Vincenzo Spatafora, il fotografo G. Pirozzi che ha presentato un libro di fotografie scattate nei Paesi dove i Diritti dei bambini sono a  rischio.

I ricavati della vendita del volume saranno devoluti all’UNICEF per le loro nobili finalità.

Hanno partecipato anche: Walter Veltroni impegnato in Africa, Maria Rosaria Omaggio e  Daniela Poggi, Ambasciatore UNICEF e Moderatrice della conferenza.

La conferenza è stata molto interessante.

Il Presidente Spatafora ha affermato che si farà tesoro dei risultati fino ad ora  ottenuti per aiutare tutti quei bambini ai quali  ancora oggi, mentre si celebra il ventennale della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, vengono negati i  diritti alla loro sopravvivenza, allo sviluppo, alla protezione ed alla partecipazione.

Solo così si può costruire un mondo migliore che ponga al centro delle azioni l’interesse dei bambini e delle bambine.

Ha anche ricordato che in questi ultimi quattro anni è scesa notevolmente la mortalità infantile, ma che le cifre sono sempre, e comunque, molto, troppo, alte visto che si parla di circa 8 milioni di bambini che muoiono.

Più di un terzo di queste morti sono dovute alla denutrizione e queste cifre ci scoraggiano ed affliggono veramente. Pur se non sono nostri figli e/o parenti loro dovranno essere il domani di questo mondo!

Più di un terzo dei bambini muoiono di polmonite, diarrea ed altre malattie potrebbero sopravvivere se non fossero denutriti.

Servono vaccini per poter immunizzare i bambini e preservarli da malattie infettive.

Il Presidente Spatafora ha anche denunciato come le politiche per l’infanzia  nel nostro Paese non sono una priorità e che il riflesso di tale disinteresse ricade  sulle fasce più deboli: sui minori maggiormente a rischio e sul sempre maggior numero di bambini stranieri presenti sul nostro territorio.

Ho sentito in questi giorni che la Somalia intende aderire alla Convenzione di New York; è una bella notizia e ci auguriamo che anche gli USA prendano questa decisione molo importante.

Abbiano avuto depliant dell’UNICEF e materiale di informazione.

Mi ha profondamente colpito l’immagine di un bellissimo bambino di colore. Accanto alla usa foto le seguenti frasi riportate: gli occhi del padre, la bocca della madre, il sorriso lo può ereditare da te.

Madre Teresa di Calcutta diceva spesso che il mare è fatto di gocce…..!

Voglio essere ottimista sperando che ognuno  di noi contribuisca affinché tante gocce insieme possano fare almeno un piccolo corso d’acqua per far tornare, e/o dare a quelli che non lo hanno mai avuto, il sorriso a tanti, meglio dire a tutti, i bambini.

Ha ragione il nostro Governatore Valeria Gringeri,….il loro futuro ha bisogno di noi!

Finito di scrivere io, e di leggere Voi, queste poche righe, un invito:  Non dimentichiamolo!!!!

Anna Maria Limiti

ADOLESCENTI E CIBO

 

Le nostre abitudini alimentari odierne sono diverse da quelle della generazione che ci ha preceduti  per moltissimi motivi.

Con l’arrivo dei  fast food,  take away e l’abitudine di mangiare fuori casa, molte cose sono cambiate in questa generazione.

I genitori spesso si preoccupano che i loro figli stiano mangiando in modo sano.

Nel periodo adolescenziale ci sono vari cambiamenti nei ragazzi che possono in qualche modo causare un modo diverso di confrontarsi con il sistema  alimentare.

Questo è un periodo in cui l'adolescente aspira all'indipendenza, calcola dove introdursi nel mondo e 'saggia il terreno' in casa.

La scelta di amici, vestiti, video e attività di svago sono modi importanti perché l'adolescente senta che può “aver voce in capitolo” nella sua vita.

Scegliere cosa e quanto mangiare è un altro modo.

Non esistono soluzioni semplici per migliorare la dieta del tuo adolescente.

Può essere molto difficile per i genitori degli adolescenti convincere i loro figli del beneficio di un'alimentazione più sana quando loro stanno competendo con i potenti messaggi della pubblicità sui cibi. La conoscenza dell'alimentazione 'normale' degli adolescenti può aiutare a mettersi l'animo in pace.


Cosa sta succedendo a mio figlio?

Qui ci sono alcuni cambiamenti che possono verificarsi negli adolescenti

Avere una crescita improvvisa

  • Gli adolescenti possono cominciare a mangiare  molto se sperimentano uno scatto di crescita. La quantità di cibo che gli adolescenti (sia maschi che femmine) mangiano e di cui hanno bisogno ti potrà stupire. E' salutare e non troppo dispendioso per i giovani che si riempiano di tramezzini, cereali e frutta di stagione.

  • D'altra parte puoi notare che mangiano meno quando terminano la crescita. Anche questo fatto è normale e non significa necessariamente che stanno cercando di perdere peso.

Sentirsi auto-consapevoli

L'adolescenza è un periodo in cui l'aspetto personale diviene molto importante e in cui molti giovani vengono influenzati dal modo in cui i media dicono loro che dovrebbero apparire per avere successo. E' bene che sappiano accettare la naturale forma del loro corpo. Se tuo figlio non è magro, ma è sano e felice del suo corpo, non deve essere incoraggiato a perdere peso. Forti perdite di peso e la mania delle diete sono rischiose. Naturalmente, dovrebbe essere intrapresa qualche azione se è in sovrappeso e c'è qualche preoccupazione per la salute. La maniera in cui tu te ne occuperai potrà fare la differenza su come il giovane risponderà.

Focalizzarsi sulla salute e lo sport

·         Coloro che praticano sport o danza possono desiderare di cambiare la loro dieta per la forma fisica o l'aspetto. Tutto ciò va bene se è moderato, ma se diviene ossessivo o se riduce troppo il cibo, può diventare un problema. Questo può essere il momento giusto per discutere le tue preoccupazioni con persone che lavorano in questo campo come i nutrizionisti o i dietisti.

·         Gli adolescenti possono desiderare di cambiare alcuni cibi nella loro dieta per diminuire o prevenire l'acne. Questo  è assai comune particolarmente quando i loro compagni sono molto crudeli nel parlare dei foruncoli. Alcuni cibi sembrano causare la fuoriuscita dei foruncoli in alcune persone ma non esiste una 'dieta senza foruncoli'. Controllare cosa mangia nei momenti in cui compaiono i foruncoli può darci un'idea dei cibi che possono causarli. Ci sono comunque dei modi più efficaci per combattere l'acne

Mangiare fuori casa molto spesso

Gli adolescenti amano uscire con i loro amici ed è molto alla moda per la loro età mangiare cibi pronti. Ciò può significare che poi non vorranno cenare. Comportarsi così una o due volte alla settimana non è pericoloso.

Saltare i pasti

  • Qualche volta gli adolescenti considerano altre attività o stare con i loro amici molto più importanti che non mangiare. Può essere frustrante o irritante che tu abbia già preparato un pasto e tuo figlio ti dica che uscirà o non vuole mangiare. Avere regole chiare in casa che incoraggino il rispetto degli altri è importante, per esempio, farti sapere un'ora prima del pasto che non mangeranno.

  • Alcuni giovani evitano i pasti per perdere peso. Saltare i pasti ostacola il controllo del peso. Saltare la colazione non è una buona idea. Le ricerche mostrano che questo è il pasto più importante del giorno: aiuta ad avviare il tuo metabolismo, contiene delle sostanze nutritive importanti ed è fondamentale per la concentrazione a scuola o per lavorare la mattina. (La chiave per un controllo del peso salutare è combinare un esercizio regolare e una dieta bilanciata.)

Fare esperimenti con il cibo

  • Molti adolescenti iniziano a sperimentare nuovi modi per nutrirsi, come ad esempio diventare vegetariani. Essere vegetariani è eccellente, fintanto che si verificano i contenuti nutritivi dei cibi per essere sicuri di avere una dieta adeguata.

  • Mangiare solo frutta e verdura è 'completamente sbagliato'. E' molto importante per i giovani avere un apporto adeguato di ferro e calcio per fornire ai loro corpi le migliori fondamenta per il futuro. Ciò che loro mangiano adesso influenzerà la loro salute nella vita futura. Aiuta tuo figlio ad essere conscio di questo fatto e a pensare ai tipi di cibo che dovrebbe scegliere. Pianificare una dieta può significare cercare un aiuto professionale.

Desiderare l'indipendenza

·         Gli adolescenti sono ansiosi di sentire che hanno il controllo delle loro vite e diventano 'autonomi'. Questo è il momento di svincolarsi dalle regole familiari (anche se solo temporaneamente), fare le cose in modo diverso  e non desiderare che venga detto loro cosa fare.

·         Spesso agiscono come se 'sapessero tutto' e se avessero una risposta, in genere diversa dalla tua per ogni cosa. Ciò può rendere particolarmente difficile per loro che tu ritenga di dover avere qualche controllo su ciò che mangiano. Possono accettare delle informazioni ma non dei consigli da te.

·         I giovani oggi sono accerchiati dai media (TV, cinema, radio, stampa) che mandano messaggi sulla 'desiderabilità' della magrezza e di una pelle bella e pulita. Non è facile per gli adolescenti resistere a queste pressioni.

Gli adolescenti indulgono meno facilmente in diete pericolose o esercizio fisico se si sentono bene con se stessi.

Cosa possono fare i genitori

Costituire un buon esempio

·         Il modo in cui tu mangi e in cui stai attento al tuo corpo manda un potente messaggio a tuo figlio.

·         Gli adolescenti sono abili nel percepire l'abitudine del “fai ciò che dico, non ciò che faccio”. Gioisci, ma veramente, di nutrirti in modo sano. Se non riesci a farlo, tenta con qualcos'altro.

·         Stabilisci delle regole familiari sui cibi 'giornalieri' e i cibi 'saltuari'.

·         Evita tu stesso la fissazione delle diete e non lamentarti del tuo corpo (o di quello degli altri) davanti e tuo figlio.

·         Fai la spesa a proposito e tieni nella tua credenza e in frigo cibi che siano sani.

Incoraggiare

·         Aiuta il tuo adolescente a vedere la crescita e i cambiamenti del corpo come una parte normale del diventare grandi. Aiutalo a star bene col fatto che ogni corpo matura a ritmo diverso. Incoraggialo ad accettare la sua forma e le sue misure.

·         Cerca di focalizzarti sulle qualità di tuo figlio piuttosto che su come appare. Ciò aiuterà a cacciare le pressioni della società sul fatto di apparire in una certa maniera.

·         Incoraggia un'attività fisica regolare, camminare o andare in bicicletta invece che essere sempre un passeggero.

·         Non arrabbiarti se tuo figlio non vuole fare le cose che solitamente amava, poiché questo è un periodo in cui molti gettano via gli interessi che avevano nella fanciullezza. Dagli un supporto nelle attività che sceglierà.

Rispettare le opinioni del proprio figlio

  • Rispetta che tuo figlio possa desiderare di mangiare diversamente dalla famiglia, a condizione che ciò sia ragionevole.

  • Cerca di accettare il fatto che lui può avere dei punti di vista molto forti e diversi dai tuoi. Che 'lasciar mangiare' diventi una 'guerra' non aiuta nessuno e danneggia soltanto la vostra relazione.

Procurare cibi salutari

  • Chiarisci che tu fornisci una gamma di cibi generalmente sani e nutrienti e che tuo figlio deciderà la quantità di cui necessita e cosa desidera mangiare.

  • Assicurati di dare una vasta scelta di cibi di tutti i raggruppamenti ossia (1) carboidrati (come pane, pasta, riso, cereali), (2) verdure e legumi, (3) frutta, (4) prodotti caseari (latte, yoghurt, formaggio) e (5) carne, pesce, pollame, uova, noci. La maggior parte della dieta dovrebbe consistere in carboidrati, frutta e vegetali.

  • Per crescere i figli hanno bisogno di fare spuntini. Fornisci loro i cibi delle categorie citate sopra come spuntino. In genere fare storie se tuo figlio mangia grandi quantità di cibi 'saltuari' meno sani non è utile e non lo farà smettere.

Dividersi la cucina

  • Dai ai giovani qualche responsabilità per i pasti della famiglia.

  • Esigi che sia i maschi che le femmine contribuiscano in qualche maniera alla preparazione del cibo. Incoraggiali ad avere un potere, anche se per una sola volta alla settimana, nel decidere, comperare e preparare un pasto di loro scelta per tutti. (Molti giovani hanno poca pratica nel cucinare e pochissime idee su come acquistare con saggezza quando lasciano la casa; perciò si affidano ai take-away.)

  • Aiuta tuo figlio a sviluppare queste abilità e ad avere sicurezza di sé.

Insegnare la sicurezza nel mangiare

  • Se desideri che tuo figlio faccia la cosa giusta, è importante che si impratichisca e che approvi i consigli sull'igiene relativa al cibo.

  • Lavare le mani dopo essere andati in bagno e prima di preparare o mangiare del cibo.

  • Lavare mani, coltelli e taglieri dopo aver preparato cibi non cotti.

  • Tenere puliti stracci da tavola e spugne.

  • Lavare la frutta cruda e la verdura prima di mangiarla.

  • Sgelare sempre i cibi in frigorifero . . . mai a temperatura ambiente.

  • Tutti i cibi di origine animale, incluse le uova, dovrebbero essere ben cotti.

  • Mangiare subito i cibi cotti. Quelli che non possono essere mangiati immediatamente dovrebbero essere tenuti al caldo (come minimo 60°C) o messi direttamente nel frigo.

  • Se si deve riscaldare il cibo, dovrebbe essere scaldato interamente (non intiepidito).

  • Non bere da una bottiglia, un cartone o una brocca che possano essere usati da altri. Non condividere coppe o cannucce.

  • Non tossire o starnutire vicino al cibo. Insegna ai bambini a coprirsi la bocca e il naso se non ne possono fare a meno.

Aiutare

  • Supporta i giovani per la fissazione della dieta ma controlla con loro se la loro dieta va incontro ai bisogni nutritivi comunemente accettati.

  • Impara tu stesso dell'altro su una corretta alimentazione da fonti affidabili - puoi informarti meglio parlando con un dietista o un nutrizionista.


Promemoria

  • Sii un buon esempio . . . non ti aspettare che tuo figlio faccia come dici se tu non lo stai facendo.

  • Aiuta tuo figlio a sviluppare delle sane attitudini verso il cibo in modo che sia una parte piacevole della vita.

  • Fornisci una grande varietà di alimenti in maniera rilassata . . . i giovani in genere ne mangeranno la quantità di cui hanno bisogno.

  • I ragazzi possono capire la differenza tra cibi 'giornalieri' e cibi 'saltuari'.

  • Addestra tuo figlio alle abilità basilari per pianificare, acquistare e preparare il cibo in modo che possa portarle con sè se dovesse lasciare la casa.

  • Scegliere cosa e quanto mangiare è un modo per un ragazzo per esercitare la sua indipendenza.

  • I messaggi dei media sulla forma del corpo pongono enormi difficoltà ai giovani.

  • I ragazzi hanno meno probabilità di indulgere in diete pericolose o esercizio eccessivo se stanno bene con se stessi.


  • Risorse

  • Il tuo 'Centro per i disturbi del comportamento alimentare'.

  • Per informazioni sull'alimentazione, contatta un dietologo o un nutrizionista presso un centro medico o un ospedale.

  • Per informazioni sulla sicurezza dei cibi, contatta un medico sanitario presso l'ufficio d'igiene.

Se sei preoccupato per i disturbi alimentari:

  • parlane col tuo medico di base

  • contatta il 'Centro per i disturbi del comportamento alimentare'

  • contatta uno psicologo del Servizio di Psicologia Clinica o del Consultorio.

  • Leggi anche le Guide Agili per Genitori:

  • I Foruncoli

  • I disturbi alimentari

 

 

 

dal Sito del Ministero per le Pari Opportunità

Sotto il nome generico di infibulazione sono raccolte le mutilazioni dei genitali femminili.

Queste mutilazioni non vengono effettuate per scopi terapeutici ed in più vanno a ledere la salute psico-fisica delle bambine in quanto viene praticata alcune volte alla neonate, atre alle bambine oppure alle adolescenti e più in avanti lede la vita sessuale delle donne sulle quali viene praticata. Al momento del parto, per esempio,  in quanto porta dolori atroci alla donna e serie difficoltà al bambino che deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico reso tale dalle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici

Ci sono vari tipi di infibulazione ma sono talmente atroci che sinceramente non mi sento di riportare in questa sede.

Di seguito viene riportata la campagna di sensibilizzazione a queste problematiche effettuata dal Ministero delle Pari Opportunità

 

Anna Maria Limiti
Osservatorio per i Diritti dell’Infanzia

 

Mutilazioni genitali femminili, al via il numero verde

È attivo da oggi il Numero Verde 800 300 558, per la prevenzione e il contrasto delle pratiche di mutilazione genitale femminile. Il servizio, gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno, accoglie segnalazioni e notizie di reato realizzate sul territorio italiano e fornisce informazioni sulle strutture sanitarie e sulle organizzazioni di volontariato, vicine alle comunità di immigrati provenienti dai Paesi dove sono effettuate tali pratiche.

Le telefonate saranno ricevute da personale specializzato del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che, oltre all’assistenza, avrà il compito di comunicare le eventuali notizie di reato alle Squadre Mobili territorialmente competenti.

"Da oggi, grazie al preziosissimo lavoro che svolgeranno le Forze di Polizia chiamate a rispondere al numero verde 800 300 558, gli immigrati residenti in Italia avranno a disposizione uno strumento in più per chiedere aiuto, informarsi e denunciare eventuali abusi. Uno strumento che vuole essere a disposizione anche delle stesse bambine o adolescenti vittime di mutilazioni genitali femminili o che corrono il rischio di essere sottoposte a questa vera e propria menomazione del corpo e della psiche", annuncia il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

"La violenza, che questo numero è chiamato a contrastare, infatti, rappresenta una barbarie, una tortura inaccettabile, una gravissima violazione del diritto all'integrità fisica delle donne e delle bambine. È un fenomeno culturale presente anche nel nostro Paese, da molti ancora ignorato, che rovina una vita intera e che stiamo combattendo con forza in molti modi: finanziando progetti di contrasto e sensibilizzazione, mandando in onda uno spot rivolto principalmente ai genitori immigrati e ora anche attivando un numero di assistenza telefonica".

Il numero, gratuito e accessibile dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alla 20.00, si inserisce all’interno di un progetto più ampio di politiche e azioni di contrasto alle MGF, che vede il coinvolgimento di vari Ministeri, sotto il coordinamento del Dipartimento per le Pari Opportunità.

9 novembre 2009

BULLISMO

11-11-2009

Bullismo, questo termine, in negativo, sta diventando sempre più di moda e, purtroppo, non fa riferimento allo sbruffone, al gradasso al prepotente di borgata come siamo stati abituati a vedere in molti films degli anni 50-60.

I bulli attuali sono  gli adolescenti, i ragazzi di Scuola Media Inferiore, come  si legge e/o si sente, e sembra che la media dell’età scende spaventosamente fino ad arrivare alla Scuola Elementare.

Da ricerca effettuata si evince che i luoghi, dove maggiormente è  presente il bullismo, sono la scuola ed il percorso che si fa da casa a scuola e viceversa.

Molte vicende ci sono note anche grazie ai Media che ne hanno ampiamente parlato.

C’è la storia una bambina di 13 anni che è stata violentata e ripresa con il video-fonino successivamente trasmesso in Internet, c’è poi il caso che ha creato molto scalpore  del ragazzo down deriso e picchiato dai compagni di classe anche questa volta diffuso su Internet il “video divertente” delle loro gesta, Si potrebbe continuare a lungo con gli esempi, ma fermiamoci qui.

Ma chi è il bullo?

Il suo identikit  è chiaramente quello dell'aggressivo. Il bullo ha  un forte bisogno di dominare gli altri, si dimostra spesso impulsivo, si arrabbia facilmente. È intollerante ed è concentrato sulla propria personalità senza badare a coloro che gli sono intorno.

E’ doveroso comunque  fare una distinzione con i “bulli passivi” ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo, infatti pur essendo presenti nel branco, non sono interessati a prevaricare, ma a farne  parte,  per non diventare  loro le vittime.

Le figure presenti negli episodi di bullismo sono tre: la vittima, il bullo ed il branco, cioè gli altri, il gruppo, la classe che sta a guardare l’atto di violenza sul più debole senza intervenire,  incitando il bullo o facendo finta di niente.
Infatti il silenzio e l’omertà sono potenti alleati del bullo, perché non ci si ribella per paura e questa paura porta le vittime a tacere ed a non  per parlarne  neanche agli stessi genitori, quindi il bullismo sovente passa inosservato.

Forme di bullismo

Esso inoltre si manifesta in diversi atteggiamenti, i  principali sono il bullismo verbale ed il  bullismo fisico.
Il primo consiste nell'umiliare la vittima attraverso insulti, sarcasmo o derisione, mentre il secondo, il più classico, con in un contatto fisico, diretto (spinte, pugni, calci), e riguarda principalmente i ragazzi rispetto alle ragazze.
Infatti se in precedenza erano solo i ragazzi a fare i bulli e le ragazze  ad esserne le vittime,  adesso le bambine da vittime diventano “aggressori” dando luogo al “bullismo femminile” che si manifesta in modo più subdolo perché è non basato sullo scontro fisico, ma maggiormente caratterizzato dall'aspetto verbale e indiretto, in particolare si concentra sulla manipolazione dei rapporti di amicizia di cui gode la vittima al fine di portarla all'isolamento sociale.
Le vittime sono per lo più  soggetti molto sensibili e calmi che, generalmente, non prendono in giro i propri compagni.

Sono più deboli dal punto di vista fisico, sono insicuri e se vengono "attaccati" reagiscono chiudendosi in se stessi

oppure scoppiando in lacrime.

Come prevenire il bullismo

Per prevenire questo fenomeno l’arma migliore è il dialogo.

Aiutare, attraverso il dialogo,  questi “bulli” esortandoli a raccontare i loro problemi agli adulti per risolverli nel modo migliore, magari facendo sfogare la loro aggressività, consigliando loro qualche sport.
Essendo il bullismo un problema molto diffuso, è diventato sempre più oggetto di studio e di analisi da parte di esperti.
Sono stati organizzati incontri e convegni al fine di valutarne le origini e le cause, così da fornire strumenti per intervenire in modo più efficace e porre un freno a questi comportamenti.

Forse il bullismo nasconde una richiesta di aiuto da parte dei nostri ragazzi.

Un grido “silenzioso” rivolto  alla famiglia, alle Istituzioni, una richiesta di attenzione.

E’ come se volessero dirci: “fermi tutti, ci siamo anche noi!”

Spesso in casa non ce ne accorgiamo in quanto  i nostri ragazzi sono sereni, all’apparenza tranquilli, ma insieme al gruppo, al “branco”,  subiscono una metamorfosi: si trasformano, una sorta di Dottor Jeckyll e Mr. Hyde.

Allora fermiamoci, arrestiamo per un momento la nostra corsa ed ascoltiamoli, prendiamoci cura di loro.

Concediamoci degli spazi  in cui tutta la famiglia sia riunita, magari spegnendo lo stereo ed il televisore, raccontiamoci “le nostre giornate” i problemi o le cose belle che abbiamo incontrato durante la nostra giornata lavorativa e/o scolastica.

Abbiamo delle grosse responsabilità nei loro confronti anche perché non ci hanno chiesto loro di venire al mondo.

Anna Maria Limiti
Osservatorio dei Diritti dell’Infanzia

BAMBINI E BAMBINE SOLDATO

4-11-2009

Attualmente sono più di 250.000 i minori di 18 anni utilizzati nei conflitti armati.
Nell’ultimo decennio centinaia di migliaia di bambini, bambine e adolescenti sono stati direttamente coinvolti nelle ostilità e utilizzati sia da parte degli eserciti governativi, sia da parte di gruppi armati di opposizione ai Governi.
La maggioranza ha dai 15 ai 18 anni, ma alcuni hanno anche soltanto 10 anni e la tendenza che si nota è verso un abbassamento dell’età.

Decine di migliaia di bambini, bambine e adolescenti corrono il rischio di entrare a far parte degli eserciti o dei gruppi armati in diversi Paesi.

Durante i conflitti armati tutti i bambini subiscono gravi violazioni dei loro diritti.

QUAL E’ IL PAESE  CHE HA IL PRIMATO PER L’USO DI BAMBINI SOLDATO?

Nel Rapporto presentato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza sono stati segnalati Paesi in conflitto o reduci da conflitti in cui i bambini e le bambine subiscono gravi violazioni dei loro diritti.

L’elenco dei Paesi è stato aggiornato ed attualmente comprende: Afghanistan, Burundi, Chad, Colombia, Costa d’Avorio, Iraq, Liberia, Myanmar, Nepal, Filippine, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Uganda.

Anche se sono stati compiuti progressi in alcuni Paesi, come in Liberia e in Sierra Leone, in alcuni aree di crisi, in Sudan (Darfur), Chad, Afghanistan, Iraq e Sri Lanka ad esempio, la situazione ha continuato a peggiorare, mentre in Libano, Israele e nei Territori Occupati Palestinesi la recente escalation di violenza ha causato

BAMBINI E BAMBINE SOLDATO: NON SOLO COMBATTENTI

Sono bambini ed adolescenti soldato sia quelli che hanno armi e combattono, sia quelli che sono utilizzati dagli eserciti e dai gruppi armati come esche, corrieri o guardie, per svolgere azioni logistiche o di supporto, come trasportare le munizioni e le vettovaglie, posizionare mine ed esplosivi.
La loro vita non è meno dura e a rischio di quella di chi combatte.
Sia che siano regolarmente reclutati nelle forze armate del loro Stato, sia che facciano parte di gruppi armati di opposizione ai Governi, bambini e adolescenti sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori che possono commettere.

Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una esecuzione sommaria.

Nelle situazioni di conflitto ci sono, inoltre, bambini appartenenti a gruppi particolarmente vulnerabili e che per questo motivo richiedono una speciale protezione.
Si tratta di coloro che vengono separati dalle loro famiglie (orfani, rifugiati e sfollati non accompagnati, figli di donne sole) o che provengono da situazioni economiche e sociali svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada) o che vivono nelle zone calde del conflitto.

Nei casi di migrazioni forzate e improvvise, infatti, le famiglie e le comunità vengono divise e i bambini, le bambine e gli adolescenti si ritrovano spesso abbandonati a se stessi in una situazione di grande incertezza.  
I minori che vivono nei campi profughi (rifugiati, sfollati) sono particolarmente a rischio di essere arruolati.

Sono Inoltre sempre di più le bambine e le ragazze coinvolte nei conflitti armati che partecipano direttamente alle ostilità.

Si tratta di bambine e ragazze particolarmente vulnerabili, spesso rimaste orfane di entrambi i genitori, uccisi durante i combattimenti, o che vengono rapite durante le incursioni dei gruppi di ribelli.

Le ragazze rimaste orfane tendono a cercare rifugio e protezione negli eserciti per sfuggire alle dure condizioni della vita di strada, ma una volta arruolate vengono ridotte in schiavitù costrette a soddisfare i desideri, anche sessuali, dei combattenti. Subiscono ripetutamente violenze e abusi.

Il rischio di contrarre HIV-AIDS ed altre malattie sessualmente trasmissibili è molto elevato, così come le probabilità di restare incinte con tutte le conseguenze che ne derivano.

I programmi di disarmo, smobilitazione e riabilitazione dei bambini soldato devono tenere in considerazione le bambine e le ragazze e il loro specifico vissuto.

Al contrario, invece, spesso accade che nelle iniziative di intervento a favore dei bambini coinvolti nei conflitti, le ragazze, pur avendo il maggior bisogno di cura e di protezione, sono spesso escluse.

Le ragazze vengono dimenticate innanzitutto perché sono poco disposte a farsi avanti, in quanto questo significa venire identificate dalla comunità come “mogli” dei combattenti o a fare identificare i loro figli come “bambini dei ribelli”.

Le ragazze rimaste incinte durante il periodo in cui facevano parte degli eserciti devono affrontare il severo giudizio della loro Comunità d’origine. Le Comunità tendono a stigmatizzarle ed emarginarle perché si sono unite ai gruppi di ribelli e tendono ad attribuire alle stesse ragazze la colpa di quanto loro accaduto.

La nascita di figli da relazioni iniziate con il rapimento e la violenza ha spesso come conseguenza anche il fatto che i gruppi ribelli rifiutano categoricamente di lasciar andare le ragazze, nonostante si siano assunti l’impegno di rilasciare i bambini soldato. In molte situazioni di conflitto, in Liberia, in Sierra Leone e nella Repubblica Democratica del Congo, i combattenti sono stati riluttanti a rilasciare le ragazze e le hanno tenute prigioniere asserendo che si trattava delle loro “mogli”.

Nonostante siano state predisposte strutture distinte per i ragazzi e le ragazze e programmi specifici che prestano attenzione alle questioni di genere, in determinati Paesi, come nel Congo, la maggior parte delle ragazze continua a rimanere esclusa dai programmi di disarmo, smobilitazione e reintegrazione nelle loro comunità.

Tutti questi fattori rappresentano le sfide che la Comunità internazionale deve affrontare e, spesso, le risorse disponibili sono scarse rispetto alla complessità di tali obiettivi.

Non dimentichiamoli!

Facciamo in nodo che i bambini abbiano in mano dei giocattoli, dei libri, del pane, del cibo  e non armi.

Facciamo in modo che le bambine crescano serene e che la loro maternità arrivi quando loro desiderano diventare madri e non perché abbiano subito violenza.

C’è molto da riflettere.

Anna Maria Limiti
Osservatorio dei Diritti dell’Infanzia

 

Lezione di educazione civica

17-10-2009

Carissimi,

 

Siamo ormai abituati a vedere telegiornali con dei veri e propri “bollettini di guerra”.

 

Ieri sera invece si è potuto, con piacere,  apprendere dal telegiornale delle 20,00 come un gruppo di bambini di una Scuola Primaria di Genova  siano scesi in piazza ed abbiano protestato contro chi trasgredisce il Codice Stradale parcheggiando su strisce, marciapiedi, doppia fila etc .

 

E’ stato bellissimo vedere questi bambini, accompagnati dai loro Insegnanti, che con cartelli gridavano contro gli automobilisti incivili “multa, multa” apponendo il tagliandino della multa sul cruscotto..

 
Le multe fatte dai bambini una volta trovate sulla propria auto, si sa,  fanno quasi piacere, anche  perché non bisogna mettere mano al portafogli.
 
I bambini coinvolti nell’iniziativa sono tutti d’età compresa tra gli 8 e i 10 anni, a collaborare attivamente con loro l’Associazione “ Facciamoci Strada”.  l’assessorato alla Città Sicura e l’assessorato alla Mobilità di Genova.
 
Il progetto intende sensibilizzare la città sulla necessità di promuovere l’andare a piedi,  soprattutto da parte dei bambini e per i piccoli spostamenti (come l’andare a scuola)
 
Questi piccoli amici ci hanno dato una bella lezione e….facciamo attenzione, si sa che i bambini sono giudici implacabili.
 
Anna Maria Limiti
Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

dal Sito del Ministero delle Pari Opportunità

Forze dell’Ordine e Associazioni: le scuole si organizzano

Grande successo per la Settimana contro la violenza nelle scuole, nata dall'intesa dei Ministri Carfagna e Gelmini per educare i ragazzi alla cultura del rispetto e della diversità. L'iniziativa, la prima nel suo genere, ha raccolto le adesioni di moltissimi istituti, da Nord a Sud, con centinaia di richieste ai vertici locali delle Forze dell'ordine o ai Ministeri per l'intervento di esperti.

Sui temi della legalità Polizia Postale, Polizia di Stato e Carabinieri sono stati i protagonisti assoluti. Come ad Alessandria, dove la Polizia Postale è stata chiamata a tenere corsi sul tema "per non cadere nella Rete", guida ad uso non violento e corretto di internet e dei Social network, o a Caivano, in Provincia di Napoli, a pochi chilometri da Scampia, dove la Polizia di Stato è stata invitata ad avvicinare i ragazzi al rispetto delle regole e delle leggi. Mobilitati anche i Carabinieri del nucleo antistalking, che sono stati chiamati a tenere corsi e incontri per far conoscere il problema e le sue soluzioni agli studenti di alcuni istituti.

Sensibilità al tema della violenza contro le donne è stata dimostrata da alcuni dirigenti scolastici che hanno voluto creato corsi di autodifesa per le studentesse, dentro gli istituti, affidati agli insegnanti di educazione fisica: una scuola di Legnano, poco fuori Milano, conta già 130 studentesse iscritte.

Ai più piccini ci ha pensato Telefono Azzurro, che ha invitato le scuole primarie a partecipare all’iniziativa "Ad alta voce. Un video box per Telefono azzurro". L'obiettivo è quello di fornire, all’interno della scuola, spunti di riflessione sulla prevenzione di ogni genere di violenza, mediante la distribuzione di materiale informativo, grazie al quale si chiederà agli alunni di realizzare, attraverso una semplice fotocamera digitale o telefonino, delle video-interviste estemporanee in cui ogni bambino può esprimere le proprie opinioni. Grazie ad un accordo con Youtube, i video più significativi, saranno pubblicati in Rete.

Altro progetto importante sono i "Campus non-violenza" rivolti agli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, che, grazie ad un accordo tra Unar e Ostelli della Gioventù, trascorreranno tre giorni in una città italiana per facilitare l'integrazione e lo scambio di esperienze tra ragazzi di diverse città italiane sulle tematiche legate all’integrazione, alla tolleranza e all’educazione civica.

Altri istituti hanno optato per la proiezione di pellicole cinematografiche che affrontano temi 'sensibili': dalla violenza sulle donne al cyberstalking, dalla lotta alle discriminazioni razziali fino al bullismo omofobico.

La "Settimana contro la violenza", però, non si conclude con la fine degli eventi, ma continua per tutto l'anno scolastico, grazie al concorso indetto tra tutti gli studenti per la realizzazione della campagna di comunicazione "Io dico no alla violenza" per il 2010. Gli elaborati degli studenti - spot televisivi e radiofonici, manifesti, opere di videografica - verranno utilizzati promuovere l’iniziativa del prossimo anno. "Molto soddisfatta delle adesioni", si dice il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. "Per sconfiggere la violenza, in tutte le sue forme, debellarla dal nostro Paese, è necessario fare un lavoro importante sulle giovani generazioni, partire dalle scuole", aggiunge, "e questa Settimana contro la violenza mi sembra un buon inizio".

14 ottobre 2009

 

'Settimana contro la violenza' in tutte le scuole italiane

 

logo-no-violenzaDal 12 al 18 ottobre, in tutte le scuole italiane, si terrà la "Settimana contro la violenza", per iniziativa dei Ministeri per le Pari Opportunità e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Istituita con un Protocollo d'intesa tra i Ministri Carfagna e Gelmini, la Settimana nasce con l'obiettivo di creare un momento di riflessione sui temi del rispetto, della diversità e della legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e che metta a sistema le buone pratiche che molte scuole già offrono.
Dal lunedì al sabato, gli istituti scolastici organizzeranno iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla prevenzione della violenza fisica e psicologica, compresa quella fondata sull'intolleranza razziale, religiosa e di genere, con approfondimenti ed eventi dedicati. Sarà dato spazio alla promozione dei servizi attivati dai ministeri, come il numero verde nazionale per l'ascolto e la consulenza in casi di violenza a scuola - 800 669696 -, il numero verde nazionale contro la violenza sulle donne - 1522 e il numero verde contro le discriminazioni razziali - 800 901010.
Sono previste collaborazioni eccellenti, con rappresentanti dei Carabinieri, della Polizia di Stato, di Telefono Azzurro, delle Authority e di molte associazioni già attive sul territorio. I dirigenti scolastici, infatti, potranno richiedere la partecipazione di 'esperti' alle lezioni scolastiche.
In allegato la Circolare inviata ai dirigenti scolastici e una scheda informativa su ciascuna forma di violenza da contrastare.
Per ulteriori informazioni: infostampa@pariopportunita.gov.it

 

6 ottobre 2009

 

                     Roma, 05 ottobre 2009

                                              A tutti i Lgt Governatori del Distretto Italia
e p.c. Al Segretario del Distretto Italia Giovanni Carubelli
Al Governatore del Distretto Italia Valeria Gringeri
Al Governatore Eletto Salvatore Costanza
All’Imm. Past Governatore Sergio Rossi

Carissimi Amici Kiwaniani,

un augurio affettuoso a tutti Voi per un proficuo e sereno anno kiwaniano.

Mi rivolgo a Voi per proporVi, in qualità di Chairperson per l’Osservatorio Diritti dell’Infanzia,  alcune iniziative che potremmo intraprendere durante l’anno sociale  in corso.

Sarebbe opportuno ed importante sensibilizzare l’Opinione Pubblica riguardo  problemi di rilevanza sociale, culturale, ambientale.      
                                   

Minori ed alcool

Questo Programma, che Vi prego voler portare a conoscenza dei Presidenti delle Vostre Divisioni,  potrebbe essere attuato in collaborazione con le scuole, gli oratori, le palestre e qualsiasi altra aggregazione composta da Giovani.

La prevenzione è fondamentale e si può attuare facendo rilevare ai Giovani che l’abuso di alcol miete tante vittime al ritorno dalle discoteche e non solo. Si potrebbe sensibilizzare gli Insegnanti, i Docenti, i Dirigenti scolastici, e perché no anche le Famiglie che sono il nucleo fondamentale della nostra Societas, affinché insieme al Kiwanis si porti avanti un Programma educativo anti-alcol.

Potrebbe essere anche utile:

v  Organizzare una conferenza sull’argomento durante una conviviale, e, laddove possibile,  darne informazione attraverso la stampa locale;

v  Divulgare il messaggio attraverso volantini  distribuiti sul territorio;

v  Educare i Giovani al vivere sano e a non bruciare gli anni della loro bellissima giovinezza.

 ANORESSIA E BULIMIA……

…altro subdolo nemico dei nostri Giovani!

Entrambe sono le principali cause di morte tra gli adolescenti, maggiormente tra le ragazze.

L’amore, l’attenzione dei familiari ed amici ai chiari segnali che si manifestano, sono la prima cura.

Anche per questa campagna, tra l’altro recentemente diffusa dal Ministero delle Pari Opportunità, si può ricorrere all’ausilio della Scuola.

Come suggerito dalla nostra “Consulta delle Donne”, si potrebbero far girare  nelle Scuole opuscoli che “pubblicizzino” la dieta mediterranea, riconosciuta come veicolo per il viver sano.

In questo anno gradirei l’aiuto di tutti mettendomi a disposizione per ogni chiarimento e/o suggerimento riteniate utile chiedere e dare.

Parafrasando una nota canzone, dico che

…. Si può fare/dare di più!!!!”,

e con questo concludo questo mio breve messaggio, augurandoci un ottimo lavoro finalizzato, anche in questa occasione, a tendere le nostre mani ed i nostri cuori verso loro: i Giovani che sono, sì il nostro domani, ma soprattutto i protagonisti del futuro del mondo che, purtroppo, in questi ultimi tempi ha, a volte, tinte grigie.

Certamente non vogliamo e non possiamo sostituirci alle Istituzioni, ma il nostro contributo potrebbe essere un tassello del mosaico che, unitamente alle altre “tessere”, costituisce la nostra realtà quotidiana.

Nella certezza che insieme lavoreremo meglio, Vi saluto caramente, rimanendo in attesa di Vostri graditi riscontri per poter procedere costruttivamente e positivamente.

 Anna Maria Limiti

            Chairperson Osservatorio Diritti dell’ Infanzia

 

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