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OSSERVATORIO KIWANIS INFANZIA

Responsabile : Anna Maria Limiti
Bullismo
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20-2-2010
Ieri pomeriggio mi è capitato di
vedere su Rai Uno un ragazzo di 14 anni che
raccontava di come fosse stato deriso,
maltrattato ed isolato dai suoi coetanei perché
ama la danza e sta studiando per diventare
ballerino.
Il ragazzo, supportato ovviamente
dalla sua famiglia, ha deciso di denunciare
questa forma di bullismo, veramente pesante ed
atroce, che ha dovuto subire per mesi e mesi.
Tacciato da gay, perché ballerino
e, nelle menti piccine del branco, ballerino è
sinonimo di gay.
Non sto a raccontare tutta la
storia di questo ragazzo, desidero soltanto
riportare che è stato duramente picchiato e per
questo costretto per un periodo di tempo su una
sedia a rotelle con il rischio di veder sfumato
il suo sogno ovvero di non poter ballare più.
Durante il suo racconto mi sono
più volte chiesta dove fossero gli insegnanti,
visto che le persecuzioni nei suoi confronti
avvenivano per la maggior parte delle volte
nell’ambito scolastico.
La risposta è arrivata
puntualmente: tutti sapevano ma il silenzio la
faceva da padrone visto che i bulli ricorrevano
a minacce sia con la vittima che con chi
interveniva in sua difesa.
Fortunatamente il giovane è
potuto tornare a ballare, ha cambiato scuola e,
buon per lui, ha trovato un ambiente più sereno
con Insegnanti e compagni di scuola più
intelligenti.
E’ mai possibile che degli
adulti, abilitati all’insegnamento e quindi alla
formazione dei ragazzi, si lascino spaventare da
un gruppo sparuto di piccoli delinquenti senza
intervenire e reagire?
Possiamo ancora chiamarli
insegnanti?
In questo ultimo mese ho inviato
a Genitori e Docenti Scolastici che conosco,
una sorta di questionario cercando di capire
perché c’è malessere nei giovani, specialmente
nei minori e quali sono state le loro
esperienze.
Mi stanno tornando le risposte
ed alcune di esse fanno veramente pensare.
Spero di poter stilare una
statistica al più presto.
Intanto esorto chi si trova ad
essere testimone di episodi di violenza e
bullismo a non tacere, questo non solo per
salvaguardare le vittime, ma anche per cercar di
recuperare chi provoca danni e cercare di capire
perché lo fa.
Anna Maria Limiti
Osservatorio per i Diritti dell’Infazia
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Clown in corsia: due milioni per
i progetti
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29 gennaio 2010

Il Ministro per le Pari
Opportunità, Mara Carfagna, e il Capo del
Dipartimento, Isabella Rauti, hanno presentato
oggi i progetti finanziati dal Dipartimento per
le Pari Opportunità per la promozione e
diffusione di attività di clown-terapia negli
ospedali: "Siamo felici di sostenere chi rende
più rapido il processo di guarigione e più lieve
il dolore attraverso il gioco e il sorriso", ha
commentato il Ministro durante la conferenza
stampa.
Per sostenere gli interventi sono stati
stanziati due milioni di euro, a carico del
Fondo per le politiche relative ai diritti e
alle Pari Opportunità, ripartiti secondo i tipi
di attività da realizzare, come ha spiegato il
Capo Dipartimento Isabella Rauti: "Un milione e
250 mila euro per le attività di clownterapia
presso strutture ospedaliere, 450 mila euro per
la creazione di corsi di formazione per il
clown-dottori e 300 mila euro per azioni di
sensibilizzazione e comunicazione su tali
attività. Le ultime due frazioni di
finanziamento saranno poi ripartite in modo equo
tra Nord, Centro e Sud Italia".
L'iniziativa rientra in un progetto più ampio
del ministero, quello di avere ospedali sempre
più a misura di bambino: "Vogliamo prevenire o
almeno ridurre il trauma del ricovero
ospedaliero per i più piccoli - ha detto il
Ministro. Siamo già riusciti ad avviare 16
ludoteche permanenti presso gli ospedali, dove i
bambini, accompagnati dai loro genitori, possono
avere qualche ora di distrazione".
"La clownterapia - ha ricordato infine Carfagna
- ha ottenuto buoni risultati anche al di fuori
degli ospedali: penso all'Abruzzo, dove il
Ministero ha sperimentato con successo questa
strada dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila
nell'aprile scorso. I clown-dottori - ha
concluso Carfagna - hanno aiutato non solo i
piccoli, ma anche gli adulti e gli anziani a
poche ore dall'evento traumatico".
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Molta solidarietà per gli
Orfani di Haiti |
Ad Haiti, se guardiamo le stime di queste ore,
ci sarebbero circa 450 mila minori senza
famiglia. Per lo meno senza padre e madre. Di
questi il 30% circa hanno meno di 5 anni.
Da tutto il
mondo ed anche dall’Italia si moltiplicano le
richieste di adozione.
Secondo
alcuni Organi Ufficiali tra i quali anche
Unicef, le adozioni dovrebbero essere usate solo
come ultimo traguardo, soltanto nel caso in cui
non si sia trovata altra soluzione. Anche perché
è pressoché impossibile, in questa fase,
stabilire quali bambini possano essere adottati
e quali no.
In queste
condizioni è facile, per dei malintenzionati,
avviare un traffico di bambini verso altri
Paesi, visto che non ci sono più nemmeno i
certificati di nascita. Accade anche che le
squadre internazionali di soccorso riescano a
mettere in salvo dei bambini e non sappiano poi
a chi affidarli perché, spesso, non si sa se i
genitori siano ancora vivi.
Le adozioni
dovranno quindi seguire tutta la burocrazia
richiesta dalla Convenzione dell’Aja anche in
casi eccezionali come il terremoto di Haiti.
Si teme infatti,
come già detto, che questi bimbi possano essere
trafficati.
Unicef Italia
incoraggia a sostenere gli orfanatrofi locali, e
a riallocare questi bambini, davvero sfortunati,
all’interno delle famiglie allargate.
Ad Haiti,
purtroppo, la famiglia allargata è un problema
di vecchia data, un problema serio e mai
risolto.
Da sempre i più
poveri, impossibilitati a sostenere i loro
figli, li inviano a stare presso un parente più
agiato.
C’è da dire però
che una volta arrivato a destinazione, il
bambino non verrà aiutato a mangiare e a
studiare, come ci si potrebbe aspettare, ma
verrà utilizzato come mano d’opera domestica e
analfabeta. E questo nel migliore dei casi.
Siamo d’accordo
che vengano effettuati necessari controlli per
evitare che i bambini diventino merce da
trattare sul mercato, come sostiene giustamente
l’Unicef. Dall’altra parte però i controlli,
almeno in Italia, sembrano essere eccessivi
andando ad inceppare l’ingranaggio per
migliorare la vita di migliaia di persone.
Siamo anche
convinti che un bambino adottato da una famiglia
italiana con pochi mezzi starebbe comunque molto
meglio che non ad Haiti in un orfanatrofio.
Può sembrare
contraddittorio con quanto finora esposto, ma si
pongono comunque dei dubbi: è giusto che i
bambini vengano sradicati dalla loro terra
subendo così anche il trauma del doversi
adattare a sconosciuti, ad un altro sistema di
vita, di abitudini e perché no anche di clima?
Certo sapere che
un bambino possa avere dei pasti regolari, possa
giocare, studiare ed usufruire finalmente di
tutto ciò di cui ha diritto è bello, ma non
bisogna dimenticare che in un futuro prossimo
Haiti avrà bisogno di giovani per la
ricostruzione e sarebbe altrettanto bello che
questi giovani fossero educati, nutriti e
cresciuti con la speranza di un futuro per loro,
e, perché no per il loro Paese.
Non è certo
questa la Sede che potrà stabilire quanto e
cosa è migliore per loro, ci limitiamo a
chiedervi di non
dimenticarli, di aiutarli e fare in modo che
vengano rispettati tutti i loro Diritti.
Anna Maria
Limiti
Osservatorio Kiwanis per i Diritti dell’Infanzia
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Bambini per le strade del mondo
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Stamattina sulla prima Pagina di
Repubblica c’era questa foto di un bambino
bellissimo, Redjeson Hausten Claude, appena
salvato dalle macerie provocate dal devastante
terremoto che si è abbattuto su
Haiti.

Come se non bastasse la miseria
che ha regnato sovrana in questo Stato,
l’ennesima catastrofe ha letteralmente raso al
suolo le poche strutture e fabbricati esistenti.
Siamo solidali con gli haitiani,
augurandoci che la solidarietà ed i Governi dei
Paesi più ricchi si adoperino perché presto il
territorio torni vivibile.
Haiti, a causa della sua povertà,
contava molti bambini e ragazzi di strada,
bambini
in grave stato di
abbandono
la cui vita si svolge al di fuori della
famiglia
e di qualsiasi comunità o struttura atta ad
accudirli. Vengono così chiamati in quanto la
loro vita si svolge praticamente sulla
strada.
Si anche se può sembrare
contraddittorio, nella strada i bambini spesso
trovano quelle risorse materiali che la famiglia
o la Società continua a negar loro.
In strada trovano da mangiare,
anche se è cibo scadente, possono guadagnare
qualcosa elemosinando, facendo piccoli
lavoretti, rovistando negli immondezzai oppure
rubando. La strada del centro delle città è più
sicura e meno violenta dei quartieri poveri da
cui provengono i bambini, ed è spesso più sicura
anche della propria casa dove la violenza dei
genitori è una costante della vita. La strada è
quindi una scelta di sopravvivenza, un luogo che
in qualche modo offre un'alternativa alla
povertà della propria casa. La ricerca di
un'opportunità di vita in strada non viene
compresa dalla società.
Ma non è giusto che i bambini per
sopravvivere debbano vivere in mezzo alla
strada dove possono diventare vittime di ogni
tipo di sopruso.
Alcuni giorni orsono ho trovato
in internet lo Statuto dei bambini di strada
redatto da uno scrittore brasiliano, Washington
Araujo, ben fatto e che ci da modo di
riflettere su questo argoment
Statuto dei bambini
di strada
Washington Araùjo,
scrittore brasiliano e membro della
comunità Bahià'ì. |
Articolo 1
Il bambino di strada ha diritto a
un'infanzia non esposta alle intemperie, ma al
riparo del cuore di chi ama veramente.
Articolo 2
Il bambino di strada ha diritto a
una doppia infanzia e quindi, finché resterà per
strada invecchiando rapidamente, continuerà ad
essere sempre bambino.
Articolo 3
Lo sguardo del bambino di strada
è triste e la sua tristezza ricadrà come un
manto su tutti noi.
Articolo 4
A nessuno è concesso di aumentare
le sofferenze di un bambino di strada, perché
per lui è già una sofferenza estrema vivere per
strada.
Articolo 5
Tutti abbiamo il dovere di fare i
conti con la legge della solidarietà umana. A
nessun bambino di strada si può negare la
solidarietà, tanto con la pioggia torrenziale
che con il sole a picco.
Articolo 6
E' dovere di ogni padre e ogni
madre guardare il viso di un bambino di strada
con quell'amore particolare con cui contempla i
propri figli ogni sera.
Articolo 7
Quando un bambino di strada viene
maltrattato, è maltrattato anche qualcosa dentro
di noi. La parola maltrattamento non dovrà più
esistere nei rapporti tra la società e i bambini
di strada.
Articolo 8
Nelle notti di pioggia, dopo la
buonanotte che ci dà il telegiornale nazionale,
dovrà apparire sul nostro televisore il viso di
un bambino di strada.
Articolo 9
Il "mestiere" di bambino di
strada dovrà essere regolato da un'apposita
legge e dovranno essere abolite le attività
finora esercitate:
·
mendicante per vie,
le strade e le piazze
·
posteggiare in
parcheggi improvvisati e insicuri;
·
consumatore di
qualsiasi tipo di droga;
·
piccolo delinquente
in tutti i paesi del continente.
Articolo 10
Frasi del tipo "faccio finta di
non vedere" o "mi dispiace, non ho di che
aiutarlo" sono definitivamente proibite e non
potranno servire da giustificazione per
omissione di soccorso ai bambini di strada.
Articolo 11
Tutti gli autoveicoli dovranno
dare la precedenza al bambino di strada. E'
proibito investirli. Non si può andare addosso a
queste espressioni di sofferenza vagabonda che
chiamiamo bambini/e di strada.
Articolo 12
A nessuna autorità costituita
sarà consentito dichiarare che governa per il
popolo ed esercita il potere in nome del popolo,
se agli incroci delle strade si trovano dei
figli del popolo che sono di strada.
Articolo 13
A nessuno sarà consentito
maledire la vita, protestare contro il destino,
sentirsi infelice finché un bambino vive per
strada. Solo loro potranno permettersi un simile
sfogo.
Articolo 14
Le bambine di strada, incinte
troppo presto, non potranno chiedere ai passanti
di essere prese a calci per abortire. Tutta la
società dovrà farsi carico di difenderle,
proteggerle e curarle. Ai fini di questo
articolo, per società s'intende la prima persona
che sia a conoscenza della loro gravidanza.
Articolo 15
L'essere umano riscatterà la sua
condizione di "umano" quando, contemplando il
viso di un bambino di strada, gli chiederà
perdono per non averlo mai soccorso. Fino ad
allora l'essere umano non sarà altro che un
semplice abbozzo di umanità.
Anna Maria Limiti
Osservatorio per i Diritti
dell’Infanzia
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Il Bambino ed il Maresciallo |
Non è una
novella tratta da “I Racconti del Maresciallo”
di Mario Soldati o un episodio della serie “Il
Maresciallo Rocca”, ma una bellissima seppur
drammatica storia dei nostri giorni.
I protagonisti
sono un bimbo di 11 anni,G. ed un Maresciallo
dei Carabinieri, di una cittadina della Puglia,
Giuseppe Francioso.
Il destino li
aveva fatti incontrare tre anni orsono quando,
cacciato durante la notte dalla mamma alla quale
aveva chiesto dell´acqua, G., dopo aver vagato
per ore, aveva incontrato il suo angelo custode,
il Maresciallo Francioso che lo aveva accolto in
casa, si era preso cura di lui e pur avendo
avuto il desiderio di chiedere l’affidamento del
piccolo, aveva dovuto rinunciare poiché sua
moglie era reduce da un intervento chirurgico e
non poteva prendersi cura in pieno di G.
G. venne allora
affidato ad una Comunità e tornato da sua madre
per il periodo natalizio.
Lo stesso
destino però ha concesso ai due protagonisti
un’altra chance riservando per loro un altro
incontro in circostanze ancora più tragiche.
La mamma di G.
è stata uccisa dal suo convivente mentre il
piccolo dormiva nella stanza accanto.
Anche questa
volta il maresciallo ha ottenuto il permesso di
tenere G. a casa sua, assicurando che lo
avrebbe riportato nella Comunità.
Nel frattempo
ha donato al piccolo una cosa che probabilmente
G non ha mai conosciuto, l’ Amore.
Durante i pochi
giorni nella Famiglia Francioso, G. ha giocato
con il pon, gli hanno regalato un PC e G. è
stato felice tanto da cantare sotto la doccia.
Una vita
tremenda, disperata quella di
G, il
cui unico esito possibile sembra appunto quello
di non conoscere mai una vera famiglia, una vera
casa.
Però per qualche
giorno almeno una famiglia e una casa G. le ha
avute entrambe.
Il
maresciallo
vuole adottarlo, vuole che resti a casa sua.
Il cuore, la
ragione, il buon senso dicono in coro che il
maresciallo
abbia il diritto di averlo ma la legge dice che
il piccolo deve tornare in Comunità.
Ci auguriamo che
il buon senso prevalga e che G. possa ritrovare
il sorriso, possa essere finalmente sereno,
possa avere i suoi sogni di bambino e vivere con
persone che gli facciano sentire Amore e che
insieme a loro possa dire “ho una vera
famiglia”.
Ci auguriamo con
tutto il cuore che sia una storia a lieto fine.
Sarebbe veramente
un buon modo di iniziare il 2010.
Anna Maria Limiti
Osservatorio
Kiwanis
Per i Diritti
dell’Infanzia
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Bambini Detenuti |
Nei giorni precedenti il Natale, ho visto un
servizio, riportato dai TG, riguardante i figli
delle carcerate che, fino al terzo anno di età,
convivono in carcere con le loro mamme e dal
quarto anno vengono affidati alle Case Famiglia.
La notizia mi ha molto
rattristato e, anche se in casa nostra abbiamo
ospitato due bambini stranieri orfani, non ho
goduto fino in fondo la gioia del Natale.
Ho voluto saperne di più ed ho
scoperto che
in Italia vivono in carcere
tra i 70 e gli 80 bambini a causa di una legge
del 1975 di riforma dell’ordinamento
penitenziario, pensata per salvaguardare il
rapporto madre figlio, che consente alle
detenute di tenere con sé i figli fino all’età
di tre anni.
Si tratta della legge
Finocchiaro che ha più o meno risolto il
problema per le italiane che, non essendo
recidive, possono usufruire di misure
alternative al carcere.
Ma, se pensiamo che nel solo
carcere femminile di Rebibbia ci sono pochissime
italiane, in quanto la maggior parte è
costituita da africane e nomadi, chiaramente la
legge Finocchiaro non può essere la soluzione.
Quando si condanna la madre
automaticamente viene condannato il figlio fino
al terzo anno d’età.
I più fortunati vengono
affidati alla famiglia come spiegava, durante il
servizio, il Garante dei Detenuti del Lazio e
coordinatore dei Garanti di tutta Italia.
I rom, di solito, tornano a
vivere nei campi nomadi, altri vanno nelle Case
Famiglia.
Cosa ricorderanno i piccoli
“detenuti” di quei tre anni di vita, cosa
penseranno di quella madre che torneranno a
vedere qualche volta negli anni successivi?
E dei compagni di gioco? E di
quel cortile recintato?
Quando pensiamo al carcere, lo
immaginiamo come qualcosa a noi esterno ed
estraneo.
Eppure è il prodotto della
nostra società, e dovremmo preoccuparci di
creare le condizioni migliori per accogliere chi
si troverà a vivere tra di noi, dopo essere
stato da noi separato.
Le porte del carcere non
devono essere percepite come una separazione, ma
come un passaggio.
La dignità, il diritto alla
salute, al lavoro, alla scuola, alla parola,
devono essere garantiti, soprattutto quando si
parla di bambini.
I bambini vissuti in carcere,
dicono gli psicologi, accusano disturbi
nell’umore e ritardo nella parola.
Ma c’è un altro dato da
considerare: la qualità della vita dei bambini
detenuti varia a seconda dell’Istituto di
detenzione.
A Milano, dal 2007 c’è un
Istituto a custodia attenuata per le madri
detenute, senza sbarre, con personale
specializzato per l’infanzia e Agenti di Polizia
Penitenziaria in borghese; a Roma, Genova,
Milano, Venezia e Torino i bambini possono
frequentare l’asilo pubblico.
In altre città gli Istituti di
pena non hanno stipulato nessuna convenzione con
gli asili pubblici, nessuna convenzione che
preveda periodicamente l’uscita dal carcere dei
bambini, salvo sporadiche eccezioni; oppure non
è presente personale specializzato per
l’infanzia.
In molti Istituti, nonostante
la costante presenza di bambini, non esiste un
nido e mancano le aree verdi; in nessun Istituto
sono state riscontrate iniziative di
preparazione al distacco tra madre detenuta e
bambino che, categoricamente, avviene al terzo
anno d’età.
E, mentre Rebibbia, a Roma,
vive il dramma del sovraffollamento anche nella
sezione Nido (15 posti disponibili e 31 bambini
presenti), in Istituti come Bologna,
Civitavecchia, Sassari e Teramo paradossalmente
il dramma è spesso rappresentato dal fatto che
sia presente un solo bambino, circondato solo da
persone adulte.
Un fiore nel deserto,
nonostante il sovraffollamento, è proprio la
sezione femminile di Rebibbia, dove opera da
circa 15 anni l’Associazione “A Roma Insieme”
che, collaborando con altre associazioni di
volontariato, organizza attività di supporto
agli incontri delle detenute con i bambini con
animazione, giochi, spettacoli e i “sabati di
libertà”.
Il sabato i bambini
trascorrono la giornata fuori dal carcere con i
volontari, al mare o in campagna, ospiti di
amici o nei parchi.
Un appuntamento divenuto ormai
abitudine che i bambini aspettano con gioia.
Ogni sabato un bus offerto dal Comune di Roma
entra nel carcere per prelevare i piccoli
ospiti. E loro sono sempre lì ad aspettarlo.
Le madri raccontano che il
sabato mattina i bambini si svegliano prima del
solito, sono più eccitati perché avvertono che
quello è il giorno dell’autobus, il giorno della
libertà.
E’ stata presentata una legge
di riforma della legge Finocchiaro del 2001 per
la realizzazione di Case Famiglia protette per
tutti i casi in cui non siano possibili misure
di sospensione o alternative alla carcerazione,
sia preventiva che definitiva.
E’ sufficiente quanto fatto
finora? Per parafrasare una nota canzone “SI
PUO’ DARE Di PIU?”
Si, molto ma molto di più.
Anna Maria Limiti
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Solidarietà, non parole!
Se vedi un
affamato non dargli del riso: insegnagli a
coltivarlo”
diceva Confucio.
Molte persone volonterose hanno seguito la
massima del filosofo cinese e hanno creato
realtà di collaborazione e solidarietà verso i
poveri nel mondo.
Questo periodo
di Feste Natalizie dovrebbe farci riflettere ed
esortarci ad essere più solidali con le persone
e soprattutto con i bambini meno fortunati.
Questi sono
momenti di gioia, di doni, ma spesso di consumo
superfluo di chi ha già tanto.
Un regalo che
aiuti economicamente chi è nato nei luoghi
difficili del pianeta può però arricchirsi di un
contenuto speciale e prezioso.
Un regalo,
quando è anche un gesto d’aiuto, rende felice
più di una persona: chi lo riceve, noi che lo
facciamo e la persona che dal nostro piccolo
gesto ricava molto.
C’è chi
festeggia perché è felice, perché sta bene,
perché la vita gli sorride.
C’è chi invece può trovarsi in situazioni
difficili, per malattia o povertà, vicino a noi
o in posti dove gli elementari diritti civili
sono calpestati.
È il momento di
dare sostanza ai nostri indiscutibili buoni
propositi.
Perché in fondo,
a chi ha bisogno, non interessa sapere se e
quanto siamo buoni.
Ciò che conta è vedere persone che compiono atti
di bontà.
Facile dire:“Che
pena i poveri del terzo mondo! Quanto mi spiace
che abbia una grave malattia! Poverini i bambini
africani che muoiono di fame”
Amiamo meno le
parole e passiamo ai fatti!
Creiamo tante
occasioni per fare e per farci, di conseguenza,
del bene.
Serene Festività
a tutti!
Anna
Maria Limiti
Osservatorio per
i Diritti dell’Infanzia

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dal sito del Ministero per le
Pari Opportunità
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4 dicembre 2009
Carfagna: «Pistoia dimostra che serve il Garante
per l'Infanzia»
"La storia agghiacciante dei maltrattamenti ai
bambini nell'asilo di Pistoia dimostra ancora di
più l'urgenza di un'autorità di sorveglianza e
indirizzo, come il Garante per l'Infanzia, che
controlli non solo la qualità e l'adeguatezza
educativa, ma anche la professionalità e la
competenza del personale che lavora nel
settore". Così il Ministro per le Pari
Opportunità, Mara Carfagna, commenta la vicenda
di cronaca che ha portato all'arresto della
titolare di un asilo privato e della sua
collaboratrice.
"I bimbi di Pistoia hanno subito una violenza
psicologica oltre che fisica. Non è ammissibile
che si verifichino casi del genere e non
possiamo permettere che strutture improvvisate
operino in un campo così delicato come quello
della cura e dell’assistenza ai più piccoli. I
genitori devono poter lasciare in assoluta
tranquillità i loro figli negli asili nido. Per
questo ribadisco la necessità di istituire il
Garante per l'Infanzia che tra i suoi compiti ha
proprio quello di inchiesta e controllo sulle
strutture, sia private che pubbliche".
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Asilo o lager? |
Soltanto pochi
giorni orsono, abbiamo ricordato i Diritti
dell’Infanzia nel ventennale della Convenzione
di New York.
Sovente siamo
portati a pensare che gli “orrori” accadano
lontano da noi, che non facciano parte del
nostro quotidiano.
Invece la
crudezza di alcuni episodi ci riportano di botto
nella dura realtà
Pistoia, asilo
privato, dove va la nostra mente?
Sicuramente
l’idea fa abbozzare un sorriso sulle nostre
labbra immaginando tanti bambini che giocano,
gridano, cantano insomma qualcosa di molto
gioioso.
Invece no!
Un asilo
dell’”orrore quotidiano” come è stato descritto
dal Procuratore della Repubblica che sta
indagando.
I giornali
stamattina riportano: “Schiaffi
in viso a bambini di pochi mesi, ceffoni in
testa, piccoli presi per i capelli e costretti
ad aprile la bocca per mangiare, bavagli premuti
sul viso per costringerli a deglutire”
Ed ancora
“Bambini che piangono. Costretti a stare fermi e
immobili, lasciati nelle stanze buie, scossi con
forza, tirati su per un braccio, vediamo un
bambino piccolo di otto dieci mesi che sembra
vomitare - racconta un poliziotto - , arriva la
direttrice e gli dà uno schiaffo, lui cade a
terra, la donna lo solleva prendendolo per un
braccio con violenza”
La brutalità di
questi episodi si commenta da sola, non ci deve
essere pietà per queste persone chiamate
impropriamente”maestre” in quanto hanno poco, o
meglio niente da insegnare a nessuno.
Da parte mia
come di tutti del resto, c’è sdegno e sono
Signora a definirlo sdegno.
In questo caso
così brutto non potranno esserci giustificazioni
da parte di nessuno in quanto, saggiamente, alla
denuncia di alcuni genitori che sospettavano
qualcosa, i Magistrati hanno piazzato due
telecamere che hanno registrato il comportamento
non certo esemplare delle persone che badavano
ai bambini.
Potrei
continuare, ma mi fermo qui.
Mi auguro
soltanto che a parte di tutti ci sia controllo,
che i bambini coinvolti in questa triste storia
possano presto dimenticare e che non si portino
dietro de traumi.
Non abbassiamo
mai la guardia, neanche in casa nostra.
Anna Maria
Limiti
Osservatorio per
i Diritti dell’Infanzia
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20 anni dalla Convenzione di New
York….. |
……I diritti dell’infanzia vengono rispettati?
I bambini devono avere cibo, cure
sanitarie, istruzione!
Non devono essere sfruttati con
lavori troppo pesanti, devono avere tempo per
studiare, per giocare, per far maturare la loro
fantasia!
Questo sono le indicazioni che
abbiamo sentito nelle varie conferenze tenutesi,
da più parti, nei giorni scorsi in occasione del
ventennale della Convenzione di New York sui
Diritti dell’Infanzia.
E’ anche quanto è stato ribadito
alla Conferenza che l’UNICEF ha tenuto nella sua
sede di Roma alla quale sono stata invitata a
partecipare insieme a Luigi Russo, Responsabile
Kiwanis dei Rapporti con le Istituzioni, e Rino
Salmè, Presidente del Club Roma Michelangiolo.
In una sala conferenze gremita,
molti sono rimasti in piedi, ma ascoltavano
attentamente.
Erano presenti il Presidente di
UNICEF Italia Vincenzo Spatafora, il
fotografo G. Pirozzi che ha presentato un
libro di fotografie scattate nei Paesi dove i
Diritti dei bambini sono a rischio.
I ricavati della vendita del
volume saranno devoluti all’UNICEF per le loro
nobili finalità.
Hanno partecipato anche:
Walter Veltroni impegnato in Africa,
Maria Rosaria Omaggio e Daniela Poggi,
Ambasciatore UNICEF e Moderatrice della
conferenza.
La conferenza è stata molto
interessante.
Il Presidente Spatafora ha
affermato che si farà tesoro dei risultati fino
ad ora ottenuti per aiutare tutti quei bambini
ai quali ancora oggi, mentre si celebra il
ventennale della Convenzione sui Diritti
dell'Infanzia e dell'Adolescenza, vengono negati
i diritti alla loro sopravvivenza, allo
sviluppo, alla protezione ed alla
partecipazione.
Solo così si può costruire un
mondo migliore che ponga al centro delle azioni
l’interesse dei bambini e delle bambine.
Ha anche ricordato che in questi
ultimi quattro anni è scesa notevolmente la
mortalità infantile, ma che le cifre sono
sempre, e comunque, molto, troppo, alte visto
che si parla di circa 8 milioni di bambini che
muoiono.
Più di un terzo di queste morti
sono dovute alla denutrizione e queste cifre ci
scoraggiano ed affliggono veramente. Pur se non
sono nostri figli e/o parenti loro dovranno
essere il domani di questo mondo!
Più di un terzo dei bambini
muoiono di polmonite, diarrea ed altre malattie
potrebbero sopravvivere se non fossero
denutriti.
Servono vaccini per poter
immunizzare i bambini e preservarli da malattie
infettive.
Il Presidente Spatafora ha anche
denunciato come le politiche per l’infanzia nel
nostro Paese non sono una priorità e che il
riflesso di tale disinteresse ricade sulle
fasce più deboli: sui minori maggiormente a
rischio e sul sempre maggior numero di bambini
stranieri presenti sul nostro territorio.
Ho sentito in questi giorni che
la Somalia intende aderire alla Convenzione di
New York; è una bella notizia e ci auguriamo che
anche gli USA prendano questa decisione molo
importante.
Abbiano avuto depliant
dell’UNICEF e materiale di informazione.
Mi ha profondamente colpito
l’immagine di un bellissimo bambino di colore.
Accanto alla usa foto le seguenti frasi
riportate: gli occhi
del padre, la bocca della madre, il sorriso lo
può ereditare da te.
Madre Teresa di Calcutta
diceva spesso che il
mare è fatto di gocce…..!
Voglio essere ottimista sperando
che ognuno di noi contribuisca affinché tante
gocce insieme possano fare almeno un piccolo
corso d’acqua per far tornare, e/o dare a quelli
che non lo hanno mai avuto, il sorriso a tanti,
meglio dire a tutti, i bambini.
Ha ragione il nostro Governatore
Valeria Gringeri,….il
loro futuro ha bisogno di noi!
Finito di scrivere io, e di
leggere Voi, queste poche righe, un invito:
Non dimentichiamolo!!!!
Anna Maria
Limiti
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ADOLESCENTI E CIBO |
Le nostre abitudini alimentari
odierne sono diverse da quelle della generazione
che ci ha preceduti per moltissimi motivi.
Con l’arrivo dei fast food,
take away e l’abitudine di mangiare fuori casa,
molte cose sono cambiate in questa generazione.
I genitori spesso si preoccupano
che i loro figli stiano mangiando in modo sano.
Nel periodo adolescenziale ci
sono vari cambiamenti nei ragazzi che possono in
qualche modo causare un modo diverso di
confrontarsi con il sistema alimentare.
Questo è un periodo in cui
l'adolescente aspira all'indipendenza, calcola
dove introdursi nel mondo e 'saggia il terreno'
in casa.
La scelta di amici, vestiti,
video e attività di svago sono modi importanti
perché l'adolescente senta che può “aver voce in
capitolo” nella sua vita.
Scegliere cosa e quanto mangiare
è un altro modo.
Non esistono soluzioni semplici
per migliorare la dieta del tuo adolescente.
Può essere molto difficile per i
genitori degli adolescenti convincere i loro
figli del beneficio di un'alimentazione più sana
quando loro stanno competendo con i potenti
messaggi della pubblicità sui cibi. La
conoscenza dell'alimentazione 'normale' degli
adolescenti può aiutare a mettersi l'animo in
pace.
Cosa sta succedendo a mio figlio?
Qui ci sono alcuni cambiamenti che possono
verificarsi negli adolescenti
Avere una crescita improvvisa
-
Gli adolescenti possono cominciare a
mangiare molto se sperimentano uno scatto
di crescita. La quantità di cibo che gli
adolescenti (sia maschi che femmine)
mangiano e di cui hanno bisogno ti potrà
stupire. E' salutare e non troppo
dispendioso per i giovani che si riempiano
di tramezzini, cereali e frutta di stagione.
-
D'altra parte puoi notare che mangiano meno
quando terminano la crescita. Anche questo
fatto è normale e non significa
necessariamente che stanno cercando di
perdere peso.
Sentirsi auto-consapevoli
L'adolescenza è un periodo in cui l'aspetto
personale diviene molto importante e in cui
molti giovani vengono influenzati dal modo in
cui i media dicono loro che dovrebbero apparire
per avere successo. E' bene che sappiano
accettare la naturale forma del loro corpo. Se
tuo figlio non è magro, ma è sano e felice del
suo corpo, non deve essere incoraggiato a
perdere peso. Forti perdite di peso e la mania
delle diete sono rischiose. Naturalmente,
dovrebbe essere intrapresa qualche azione se è
in sovrappeso e c'è qualche preoccupazione per
la salute. La maniera in cui tu te ne occuperai
potrà fare la differenza su come il giovane
risponderà.
Focalizzarsi sulla salute e lo
sport
·
Coloro che praticano sport o
danza possono desiderare di cambiare la loro
dieta per la forma fisica o l'aspetto. Tutto ciò
va bene se è moderato, ma se diviene ossessivo o
se riduce troppo il cibo, può diventare un
problema. Questo può essere il momento giusto
per discutere le tue preoccupazioni con persone
che lavorano in questo campo come i
nutrizionisti o i dietisti.
·
Gli adolescenti possono
desiderare di cambiare alcuni cibi nella loro
dieta per diminuire o prevenire l'acne. Questo
è assai comune particolarmente quando i loro
compagni sono molto crudeli nel parlare dei
foruncoli. Alcuni cibi sembrano causare la
fuoriuscita dei foruncoli in alcune persone ma
non esiste una 'dieta senza foruncoli'.
Controllare cosa mangia nei momenti in cui
compaiono i foruncoli può darci un'idea dei cibi
che possono causarli. Ci sono comunque dei modi
più efficaci per combattere l'acne
Mangiare fuori casa molto spesso
Gli adolescenti amano uscire con i loro amici ed
è molto alla moda per la loro età mangiare cibi
pronti. Ciò può significare che poi non vorranno
cenare. Comportarsi così una o due volte alla
settimana non è pericoloso.
Saltare i pasti
-
Qualche volta gli adolescenti considerano
altre attività o stare con i loro amici
molto più importanti che non mangiare. Può
essere frustrante o irritante che tu abbia
già preparato un pasto e tuo figlio ti dica
che uscirà o non vuole mangiare. Avere
regole chiare in casa che incoraggino il
rispetto degli altri è importante, per
esempio, farti sapere un'ora prima del pasto
che non mangeranno.
-
Alcuni giovani evitano i pasti per perdere
peso. Saltare i pasti ostacola il controllo
del peso. Saltare la colazione non è una
buona idea. Le ricerche mostrano che questo
è il pasto più importante del giorno: aiuta
ad avviare il tuo metabolismo, contiene
delle sostanze nutritive importanti ed è
fondamentale per la concentrazione a scuola
o per lavorare la mattina. (La chiave per un
controllo del peso salutare è combinare un
esercizio regolare e una dieta bilanciata.)
Fare esperimenti con il cibo
-
Molti adolescenti iniziano a sperimentare
nuovi modi per nutrirsi, come ad esempio
diventare vegetariani. Essere vegetariani è
eccellente, fintanto che si verificano i
contenuti nutritivi dei cibi per essere
sicuri di avere una dieta adeguata.
-
Mangiare solo frutta e verdura è
'completamente sbagliato'.
E' molto importante per i giovani avere un
apporto adeguato di ferro e calcio per
fornire ai loro corpi le migliori fondamenta
per il futuro. Ciò che loro mangiano adesso
influenzerà la loro salute nella vita
futura. Aiuta tuo figlio ad essere conscio
di questo fatto e a pensare ai tipi di cibo
che dovrebbe scegliere. Pianificare una
dieta può significare cercare un aiuto
professionale.
Desiderare l'indipendenza
·
Gli adolescenti sono ansiosi di
sentire che hanno il controllo delle loro vite e
diventano 'autonomi'. Questo è il momento di
svincolarsi dalle regole familiari (anche se
solo temporaneamente), fare le cose in modo
diverso e non desiderare che venga detto loro
cosa fare.
·
Spesso agiscono come se
'sapessero tutto' e se avessero una risposta, in
genere diversa dalla tua per ogni cosa. Ciò può
rendere particolarmente difficile per loro che
tu ritenga di dover avere qualche controllo su
ciò che mangiano. Possono accettare delle
informazioni ma non dei consigli da te.
·
I giovani oggi sono accerchiati
dai media (TV, cinema, radio, stampa) che
mandano messaggi sulla 'desiderabilità' della
magrezza e di una pelle bella e pulita. Non è
facile per gli adolescenti resistere a queste
pressioni.
Gli adolescenti indulgono meno
facilmente in diete pericolose o esercizio
fisico se si sentono bene con se stessi.
Cosa possono fare i genitori
Costituire un buon esempio
·
Il modo in cui tu mangi e in cui
stai attento al tuo corpo manda un potente
messaggio a tuo figlio.
·
Gli adolescenti sono abili nel
percepire l'abitudine del “fai ciò che dico, non
ciò che faccio”. Gioisci, ma veramente, di
nutrirti in modo sano. Se non riesci a farlo,
tenta con qualcos'altro.
·
Stabilisci delle regole familiari
sui cibi 'giornalieri' e i cibi 'saltuari'.
·
Evita tu stesso la fissazione
delle diete e non lamentarti del tuo corpo (o di
quello degli altri) davanti e tuo figlio.
·
Fai la spesa a proposito e tieni
nella tua credenza e in frigo cibi che siano
sani.
Incoraggiare
·
Aiuta il tuo adolescente a vedere
la crescita e i cambiamenti del corpo come una
parte normale del diventare grandi. Aiutalo a
star bene col fatto che ogni corpo matura a
ritmo diverso. Incoraggialo ad accettare la sua
forma e le sue misure.
·
Cerca di focalizzarti sulle
qualità di tuo figlio piuttosto che su come
appare. Ciò aiuterà a cacciare le pressioni
della società sul fatto di apparire in una certa
maniera.
·
Incoraggia un'attività fisica
regolare, camminare o andare in bicicletta
invece che essere sempre un passeggero.
·
Non arrabbiarti se tuo figlio non
vuole fare le cose che solitamente amava, poiché
questo è un periodo in cui molti gettano via gli
interessi che avevano nella fanciullezza. Dagli
un supporto nelle attività che sceglierà.
Rispettare le opinioni del
proprio figlio
-
Rispetta che tuo figlio possa desiderare di
mangiare diversamente dalla famiglia, a
condizione che ciò sia ragionevole.
-
Cerca di accettare il fatto che lui può
avere dei punti di vista molto forti e
diversi dai tuoi. Che 'lasciar mangiare'
diventi una 'guerra' non aiuta nessuno e
danneggia soltanto la vostra relazione.
Procurare cibi salutari
-
Chiarisci che tu fornisci una gamma di cibi
generalmente sani e nutrienti e che tuo
figlio deciderà la quantità di cui necessita
e cosa desidera mangiare.
-
Assicurati di dare una vasta scelta di cibi
di tutti i raggruppamenti ossia (1)
carboidrati (come pane, pasta, riso,
cereali), (2) verdure e legumi, (3) frutta,
(4) prodotti caseari (latte, yoghurt,
formaggio) e (5) carne, pesce, pollame,
uova, noci. La maggior parte della dieta
dovrebbe consistere in carboidrati, frutta e
vegetali.
-
Per crescere i figli hanno bisogno di fare
spuntini. Fornisci loro i cibi delle
categorie citate sopra come spuntino. In
genere fare storie se tuo figlio mangia
grandi quantità di cibi 'saltuari' meno sani
non è utile e non lo farà smettere.
Dividersi la cucina
-
Dai ai giovani qualche responsabilità per i
pasti della famiglia.
-
Esigi che sia i maschi che le femmine
contribuiscano in qualche maniera alla
preparazione del cibo. Incoraggiali ad avere
un potere, anche se per una sola volta alla
settimana, nel decidere, comperare e
preparare un pasto di loro scelta per tutti.
(Molti giovani hanno poca pratica nel
cucinare e pochissime idee su come
acquistare con saggezza quando lasciano la
casa; perciò si affidano ai take-away.)
-
Aiuta tuo figlio a sviluppare queste abilità
e ad avere sicurezza di sé.
Insegnare la sicurezza nel
mangiare
-
Se desideri che tuo figlio faccia la cosa
giusta, è importante che si impratichisca e
che approvi i consigli sull'igiene relativa
al cibo.
-
Lavare le mani dopo essere andati in bagno e
prima di preparare o mangiare del cibo.
-
Lavare mani, coltelli e taglieri dopo aver
preparato cibi non cotti.
-
Tenere puliti stracci da tavola e spugne.
-
Lavare la frutta cruda e la verdura prima di
mangiarla.
-
Sgelare sempre i cibi in frigorifero . . .
mai a temperatura ambiente.
-
Tutti i cibi di origine animale, incluse le
uova, dovrebbero essere ben cotti.
-
Mangiare subito i cibi cotti. Quelli che non
possono essere mangiati immediatamente
dovrebbero essere tenuti al caldo (come
minimo 60°C) o messi direttamente nel frigo.
-
Se si deve riscaldare il cibo, dovrebbe
essere scaldato interamente (non
intiepidito).
-
Non bere da una bottiglia, un cartone o una
brocca che possano essere usati da altri.
Non condividere coppe o cannucce.
-
Non tossire o starnutire vicino al cibo.
Insegna ai bambini a coprirsi la bocca e il
naso se non ne possono fare a meno.
Aiutare
-
Supporta i giovani per la fissazione della
dieta ma controlla con loro se la loro dieta
va incontro ai bisogni nutritivi comunemente
accettati.
-
Impara tu stesso dell'altro su una corretta
alimentazione da fonti affidabili - puoi
informarti meglio parlando con un dietista o
un nutrizionista.
Promemoria
-
Sii un buon esempio . . . non ti aspettare
che tuo figlio faccia come dici se tu non lo
stai facendo.
-
Aiuta tuo figlio a sviluppare delle sane
attitudini verso il cibo in modo che sia una
parte piacevole della vita.
-
Fornisci una grande varietà di alimenti in
maniera rilassata . . . i giovani in genere
ne mangeranno la quantità di cui hanno
bisogno.
-
I ragazzi possono capire la differenza tra
cibi 'giornalieri' e cibi 'saltuari'.
-
Addestra tuo figlio alle abilità basilari
per pianificare, acquistare e preparare il
cibo in modo che possa portarle con sè se
dovesse lasciare la casa.
-
Scegliere cosa e quanto mangiare è un modo
per un ragazzo per esercitare la sua
indipendenza.
-
I messaggi dei media sulla forma del corpo
pongono enormi difficoltà ai giovani.
-
I ragazzi hanno meno probabilità di
indulgere in diete pericolose o esercizio
eccessivo se stanno bene con se stessi.
-
-
Risorse
-
Il tuo 'Centro per i disturbi del
comportamento alimentare'.
-
Per informazioni sull'alimentazione,
contatta un dietologo o un nutrizionista
presso un centro medico o un ospedale.
-
Per informazioni sulla sicurezza dei cibi,
contatta un medico sanitario presso
l'ufficio d'igiene.
Se sei preoccupato per i disturbi
alimentari:
-
parlane col tuo medico di base
-
contatta il 'Centro per i disturbi del
comportamento alimentare'
-
contatta uno psicologo del Servizio di
Psicologia Clinica o del Consultorio.
-
Leggi anche le Guide Agili per Genitori:
-
I Foruncoli
-
I disturbi alimentari
|
|
dal Sito del Ministero
per le Pari Opportunità |

Sotto il
nome generico di infibulazione sono raccolte
le mutilazioni dei genitali femminili.
Queste
mutilazioni non vengono effettuate per scopi
terapeutici ed in più vanno a ledere la
salute psico-fisica delle bambine in quanto
viene praticata alcune volte alla neonate,
atre alle bambine oppure alle adolescenti e
più in avanti lede la vita sessuale delle
donne sulle quali viene praticata. Al
momento del parto, per esempio, in quanto
porta dolori atroci alla donna e serie
difficoltà al bambino che deve attraversare
una massa di tessuto cicatrizzato e poco
elastico reso tale dalle mutilazioni; in
quel momento il feto non è più ossigenato
dalla placenta e il protrarsi della nascita
toglie ossigeno al cervello, rischiando di
causare danni neurologici
Ci sono
vari tipi di infibulazione ma sono talmente
atroci che sinceramente non mi sento di
riportare in questa sede.
Di
seguito viene riportata la campagna di
sensibilizzazione a queste problematiche
effettuata dal Ministero delle Pari
Opportunità
Anna
Maria Limiti
Osservatorio per i Diritti dell’Infanzia
Mutilazioni genitali femminili, al via il
numero verde
È attivo da oggi il Numero
Verde 800 300 558, per la prevenzione e il
contrasto delle pratiche di mutilazione
genitale femminile. Il servizio, gestito
dalla Direzione Centrale Anticrimine del
Dipartimento della pubblica sicurezza del
Ministero dell'Interno, accoglie
segnalazioni e notizie di reato realizzate
sul territorio italiano e fornisce
informazioni sulle strutture sanitarie e
sulle organizzazioni di volontariato, vicine
alle comunità di immigrati provenienti dai
Paesi dove sono effettuate tali pratiche.
Le telefonate saranno
ricevute da personale specializzato del
Servizio Centrale Operativo della Polizia di
Stato che, oltre all’assistenza, avrà il
compito di comunicare le eventuali notizie
di reato alle Squadre Mobili
territorialmente competenti.
"Da oggi, grazie al
preziosissimo lavoro che svolgeranno le
Forze di Polizia chiamate a rispondere al
numero verde 800 300 558, gli immigrati
residenti in Italia avranno a disposizione
uno strumento in più per chiedere aiuto,
informarsi e denunciare eventuali abusi. Uno
strumento che vuole essere a disposizione
anche delle stesse bambine o adolescenti
vittime di mutilazioni genitali femminili o
che corrono il rischio di essere sottoposte
a questa vera e propria menomazione del
corpo e della psiche", annuncia il Ministro
per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.
"La violenza, che questo
numero è chiamato a contrastare, infatti,
rappresenta una barbarie, una tortura
inaccettabile, una gravissima violazione del
diritto all'integrità fisica delle donne e
delle bambine. È un fenomeno culturale
presente anche nel nostro Paese, da molti
ancora ignorato, che rovina una vita intera
e che stiamo combattendo con forza in molti
modi: finanziando progetti di contrasto e
sensibilizzazione, mandando in onda uno spot
rivolto principalmente ai genitori immigrati
e ora anche attivando un numero di
assistenza telefonica".
Il numero, gratuito e
accessibile dal lunedì al venerdì dalle 8.00
alle 14.00 e dalle 15.00 alla 20.00, si
inserisce all’interno di un progetto più
ampio di politiche e azioni di contrasto
alle MGF, che vede il coinvolgimento di vari
Ministeri, sotto il coordinamento del
Dipartimento per le Pari Opportunità.
9 novembre 2009
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BULLISMO |
11-11-2009
Bullismo, questo
termine, in negativo, sta diventando sempre più
di moda e, purtroppo, non fa riferimento allo
sbruffone, al gradasso al prepotente di borgata
come siamo stati abituati a vedere in molti
films degli anni 50-60.
I bulli attuali
sono gli adolescenti, i ragazzi di Scuola Media
Inferiore, come si legge e/o si sente, e sembra
che la media dell’età scende spaventosamente
fino ad arrivare alla Scuola Elementare.
Da ricerca
effettuata si evince che i luoghi, dove
maggiormente è presente il bullismo, sono la
scuola ed il percorso che si fa da casa a scuola
e viceversa.
Molte vicende ci
sono note anche grazie ai Media che ne hanno
ampiamente parlato.
C’è la storia una bambina di 13 anni che è stata
violentata e ripresa con il video-fonino
successivamente trasmesso in Internet, c’è poi
il caso che ha creato molto scalpore del
ragazzo down deriso e picchiato dai
compagni di classe anche questa volta diffuso su
Internet il “video divertente” delle loro gesta,
Si potrebbe continuare a lungo con gli esempi,
ma fermiamoci qui.
Ma chi è il bullo?
Il suo identikit è chiaramente quello
dell'aggressivo. Il bullo ha un forte bisogno
di dominare gli altri, si dimostra spesso
impulsivo, si arrabbia facilmente. È
intollerante ed è concentrato sulla propria
personalità senza badare a coloro che gli sono
intorno.
E’ doveroso comunque fare una distinzione con i
“bulli passivi” ovvero i seguaci o sobillatori
che non partecipano attivamente agli episodi di
bullismo, infatti pur essendo presenti nel
branco, non sono interessati a prevaricare, ma a
farne parte, per non diventare loro le
vittime.
Le figure presenti negli episodi di bullismo
sono tre: la vittima, il bullo ed il
branco, cioè gli altri, il gruppo, la
classe che sta a guardare l’atto di violenza sul
più debole senza intervenire, incitando il
bullo o facendo finta di niente.
Infatti il silenzio e l’omertà sono potenti
alleati del bullo, perché non ci si ribella per
paura e questa paura porta le vittime a tacere
ed a non per parlarne neanche agli stessi
genitori, quindi il bullismo sovente passa
inosservato.
Forme di bullismo
Esso inoltre si manifesta in diversi
atteggiamenti, i principali sono il
bullismo verbale ed il bullismo fisico.
Il primo consiste nell'umiliare la
vittima attraverso insulti, sarcasmo o
derisione, mentre il secondo, il più classico,
con in un contatto fisico, diretto (spinte,
pugni, calci), e riguarda principalmente i
ragazzi rispetto alle ragazze.
Infatti se in precedenza erano solo i ragazzi a
fare i bulli e le ragazze ad esserne le
vittime, adesso le bambine da vittime diventano
“aggressori” dando luogo al “bullismo
femminile” che si manifesta in modo più
subdolo perché è non basato sullo scontro
fisico, ma maggiormente caratterizzato
dall'aspetto verbale e indiretto, in particolare
si concentra sulla manipolazione dei rapporti di
amicizia di cui gode la vittima al fine di
portarla all'isolamento sociale.
Le vittime sono per lo più soggetti molto
sensibili e calmi che, generalmente, non
prendono in giro i propri compagni.
Sono più deboli dal punto di vista fisico, sono
insicuri e se vengono "attaccati" reagiscono
chiudendosi in se stessi
oppure scoppiando in lacrime.
Come prevenire il bullismo
Per prevenire questo fenomeno l’arma migliore è
il dialogo.
Aiutare, attraverso il dialogo, questi “bulli”
esortandoli a raccontare i loro problemi agli
adulti per risolverli nel modo migliore, magari
facendo sfogare la loro aggressività,
consigliando loro qualche sport.
Essendo il bullismo un problema molto diffuso, è
diventato sempre più oggetto di studio e di
analisi da parte di esperti.
Sono stati organizzati incontri e convegni al
fine di valutarne le origini e le cause, così da
fornire strumenti per intervenire in modo più
efficace e porre un freno a questi
comportamenti.
Forse il bullismo nasconde una richiesta di
aiuto da parte dei nostri ragazzi.
Un grido “silenzioso” rivolto alla famiglia,
alle Istituzioni, una richiesta di attenzione.
E’ come se volessero dirci: “fermi tutti, ci
siamo anche noi!”
Spesso in casa non ce ne accorgiamo in quanto i
nostri ragazzi sono sereni, all’apparenza
tranquilli, ma insieme al gruppo, al “branco”,
subiscono una metamorfosi: si trasformano, una
sorta di Dottor Jeckyll e Mr. Hyde.
Allora fermiamoci, arrestiamo per un momento la
nostra corsa ed ascoltiamoli, prendiamoci cura
di loro.
Concediamoci degli spazi in cui tutta la
famiglia sia riunita, magari spegnendo lo stereo
ed il televisore, raccontiamoci “le nostre
giornate” i problemi o le cose belle che abbiamo
incontrato durante la nostra giornata lavorativa
e/o scolastica.
Abbiamo delle grosse responsabilità nei loro
confronti anche perché non ci hanno chiesto loro
di venire al mondo.
Anna Maria Limiti
Osservatorio dei Diritti dell’Infanzia
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BAMBINI E BAMBINE SOLDATO |
4-11-2009
Attualmente sono più di
250.000 i minori di 18 anni utilizzati
nei conflitti armati.
Nell’ultimo decennio centinaia di migliaia di
bambini, bambine e adolescenti sono stati
direttamente coinvolti nelle ostilità e
utilizzati sia da parte degli eserciti
governativi, sia da parte di gruppi armati di
opposizione ai Governi.
La maggioranza ha dai 15 ai 18 anni, ma alcuni
hanno anche soltanto 10 anni e la tendenza che
si nota è verso un abbassamento dell’età.
Decine di migliaia di bambini,
bambine e adolescenti corrono il rischio di
entrare a far parte degli eserciti o dei gruppi
armati in diversi Paesi.
Durante i conflitti armati
tutti
i bambini subiscono
gravi
violazioni dei loro diritti.
QUAL E’
IL PAESE CHE HA IL PRIMATO PER L’USO DI BAMBINI
SOLDATO?
Nel
Rapporto
presentato dal Segretario Generale delle Nazioni
Unite al Consiglio di Sicurezza sono stati
segnalati Paesi in conflitto o reduci da
conflitti in cui i bambini e le bambine
subiscono gravi violazioni dei loro diritti.
L’elenco dei Paesi è stato
aggiornato ed attualmente comprende:
Afghanistan,
Burundi,
Chad,
Colombia,
Costa d’Avorio,
Iraq,
Liberia,
Myanmar,
Nepal,
Filippine,
Repubblica Democratica
del Congo,
Somalia,
Sri Lanka,
Sudan e
Uganda.
Anche se sono stati compiuti
progressi in alcuni Paesi, come in Liberia e in
Sierra Leone, in alcuni aree di crisi, in Sudan
(Darfur), Chad, Afghanistan, Iraq e Sri Lanka ad
esempio, la situazione ha continuato a
peggiorare, mentre in
Libano,
Israele e nei
Territori Occupati
Palestinesi la recente escalation di
violenza ha causato
BAMBINI E BAMBINE
SOLDATO: NON SOLO COMBATTENTI
Sono bambini ed adolescenti
soldato sia quelli che hanno armi e combattono,
sia quelli che sono utilizzati dagli eserciti e
dai gruppi armati come esche, corrieri o
guardie, per svolgere azioni logistiche o di
supporto, come trasportare le munizioni e le
vettovaglie, posizionare mine ed esplosivi.
La loro vita non è meno dura e a rischio di
quella di chi combatte.
Sia che siano regolarmente reclutati nelle forze
armate del loro Stato, sia che facciano parte di
gruppi armati di opposizione ai Governi, bambini
e adolescenti sono esposti ai pericoli della
battaglia e delle armi, trattati brutalmente e
puniti in modo estremamente severo per gli
errori che possono commettere.
Una tentata diserzione può
portare agli arresti e, in qualche caso, ad una
esecuzione sommaria.
Nelle situazioni di conflitto ci
sono, inoltre, bambini appartenenti a gruppi
particolarmente vulnerabili e che per questo
motivo richiedono una speciale protezione.
Si tratta di coloro che vengono separati dalle
loro famiglie (orfani, rifugiati e sfollati non
accompagnati, figli di donne sole) o che
provengono da situazioni economiche e sociali
svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada) o
che vivono nelle zone calde del conflitto.
Nei casi di migrazioni forzate e
improvvise, infatti, le famiglie e le comunità
vengono divise e i bambini, le bambine e gli
adolescenti si ritrovano spesso abbandonati a se
stessi in una situazione di grande incertezza.
I minori che vivono nei campi profughi
(rifugiati, sfollati) sono particolarmente a
rischio di essere arruolati.
Sono Inoltre sempre di più le
bambine e le ragazze coinvolte nei conflitti
armati che partecipano direttamente alle
ostilità.
Si tratta di bambine e ragazze
particolarmente vulnerabili, spesso rimaste
orfane di entrambi i genitori, uccisi durante i
combattimenti, o che vengono rapite durante le
incursioni dei gruppi di ribelli.
Le ragazze rimaste orfane tendono
a cercare rifugio e protezione negli eserciti
per sfuggire alle dure condizioni della vita di
strada, ma una volta arruolate vengono ridotte
in schiavitù costrette a soddisfare i desideri,
anche sessuali, dei combattenti. Subiscono
ripetutamente violenze e abusi.
Il rischio di contrarre HIV-AIDS
ed altre malattie sessualmente trasmissibili è
molto elevato, così come le probabilità di
restare incinte con tutte le conseguenze che ne
derivano.
I programmi di disarmo,
smobilitazione e riabilitazione dei bambini
soldato devono tenere in considerazione le
bambine e le ragazze e il loro specifico
vissuto.
Al contrario, invece, spesso
accade che nelle iniziative di intervento a
favore dei bambini coinvolti nei conflitti, le
ragazze, pur avendo il maggior bisogno di cura e
di protezione, sono spesso escluse.
Le ragazze vengono dimenticate
innanzitutto perché sono poco disposte a farsi
avanti, in quanto questo significa venire
identificate dalla comunità come “mogli” dei
combattenti o a fare identificare i loro figli
come “bambini dei ribelli”.
Le ragazze rimaste incinte
durante il periodo in cui facevano parte degli
eserciti devono affrontare il severo giudizio
della loro Comunità d’origine. Le Comunità
tendono a stigmatizzarle ed emarginarle perché
si sono unite ai gruppi di ribelli e tendono ad
attribuire alle stesse ragazze la colpa di
quanto loro accaduto.
La nascita di figli da relazioni
iniziate con il rapimento e la violenza ha
spesso come conseguenza anche il fatto che i
gruppi ribelli rifiutano categoricamente di
lasciar andare le ragazze, nonostante si siano
assunti l’impegno di rilasciare i bambini
soldato. In molte situazioni di conflitto, in
Liberia, in Sierra Leone e nella Repubblica
Democratica del Congo, i combattenti sono stati
riluttanti a rilasciare le ragazze e le hanno
tenute prigioniere asserendo che si trattava
delle loro “mogli”.
Nonostante siano state
predisposte strutture distinte per i ragazzi e
le ragazze e programmi specifici che prestano
attenzione alle questioni di genere, in
determinati Paesi, come nel Congo, la maggior
parte delle ragazze continua a rimanere esclusa
dai programmi di disarmo, smobilitazione e
reintegrazione nelle loro comunità.
Tutti questi fattori
rappresentano le sfide che la Comunità
internazionale deve affrontare e, spesso, le
risorse disponibili sono scarse rispetto alla
complessità di tali obiettivi.
Non dimentichiamoli!
Facciamo in nodo che i bambini
abbiano in mano dei giocattoli, dei libri, del
pane, del cibo e non armi.
Facciamo in modo che le bambine
crescano serene e che la loro maternità arrivi
quando loro desiderano diventare madri e non
perché abbiano subito violenza.
C’è molto da riflettere.
Anna Maria Limiti
Osservatorio dei Diritti
dell’Infanzia
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Lezione di educazione civica
|
17-10-2009
Carissimi,
Siamo ormai abituati a vedere
telegiornali con dei veri e propri “bollettini
di guerra”.
Ieri sera invece si è potuto, con
piacere, apprendere dal telegiornale delle
20,00 come un gruppo di bambini di una Scuola
Primaria di Genova siano scesi in piazza ed
abbiano protestato contro chi trasgredisce il
Codice Stradale parcheggiando su strisce,
marciapiedi, doppia fila etc .
E’ stato bellissimo vedere questi
bambini, accompagnati dai loro Insegnanti, che
con cartelli gridavano contro gli automobilisti
incivili “multa, multa” apponendo il tagliandino
della multa sul cruscotto..
Le
multe
fatte dai
bambini
una volta trovate sulla propria auto, si sa,
fanno quasi piacere, anche perché non
bisogna mettere mano al portafogli.
I bambini coinvolti
nell’iniziativa sono tutti d’età compresa
tra gli 8 e i 10 anni, a
collaborare attivamente con loro
l’Associazione “ Facciamoci Strada”.
l’assessorato alla Città Sicura e
l’assessorato alla Mobilità di Genova.
Il progetto intende
sensibilizzare la città sulla necessità di
promuovere l’andare a piedi, soprattutto da
parte dei bambini e per i piccoli
spostamenti (come l’andare a scuola)
Questi piccoli amici ci hanno
dato una bella lezione e….facciamo
attenzione, si sa che i bambini sono giudici
implacabili.
Anna Maria Limiti
Osservatorio Kiwanis Infanzia
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dal Sito del Ministero delle Pari
Opportunità
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Forze dell’Ordine e Associazioni: le
scuole si organizzano
Grande successo per la
Settimana contro la violenza nelle scuole, nata
dall'intesa dei Ministri Carfagna e Gelmini per
educare i ragazzi alla cultura del rispetto e
della diversità. L'iniziativa, la prima nel suo
genere, ha raccolto le adesioni di moltissimi
istituti, da Nord a Sud, con centinaia di
richieste ai vertici locali delle Forze
dell'ordine o ai Ministeri per l'intervento di
esperti.
Sui temi della legalità Polizia Postale, Polizia
di Stato e Carabinieri sono stati i protagonisti
assoluti. Come ad Alessandria, dove la Polizia
Postale è stata chiamata a tenere corsi sul tema
"per non cadere nella Rete", guida ad uso non
violento e corretto di internet e dei Social
network, o a Caivano, in Provincia di Napoli, a
pochi chilometri da Scampia, dove la Polizia di
Stato è stata invitata ad avvicinare i ragazzi
al rispetto delle regole e delle leggi.
Mobilitati anche i Carabinieri del nucleo
antistalking, che sono stati chiamati a tenere
corsi e incontri per far conoscere il problema e
le sue soluzioni agli studenti di alcuni
istituti.
Sensibilità al tema della violenza contro le
donne è stata dimostrata da alcuni dirigenti
scolastici che hanno voluto creato corsi di
autodifesa per le studentesse, dentro gli
istituti, affidati agli insegnanti di educazione
fisica: una scuola di Legnano, poco fuori
Milano, conta già 130 studentesse iscritte.
Ai più piccini ci ha pensato Telefono Azzurro,
che ha invitato le scuole primarie a partecipare
all’iniziativa "Ad alta voce. Un video box per
Telefono azzurro". L'obiettivo è quello di
fornire, all’interno della scuola, spunti di
riflessione sulla prevenzione di ogni genere di
violenza, mediante la distribuzione di materiale
informativo, grazie al quale si chiederà agli
alunni di realizzare, attraverso una semplice
fotocamera digitale o telefonino, delle
video-interviste estemporanee in cui ogni
bambino può esprimere le proprie opinioni.
Grazie ad un accordo con Youtube, i video più
significativi, saranno pubblicati in Rete.
Altro progetto importante sono i "Campus
non-violenza" rivolti agli studenti dell’ultimo
anno delle scuole superiori, che, grazie ad un
accordo tra Unar e Ostelli della Gioventù,
trascorreranno tre giorni in una città italiana
per facilitare l'integrazione e lo scambio di
esperienze tra ragazzi di diverse città italiane
sulle tematiche legate all’integrazione, alla
tolleranza e all’educazione civica.
Altri istituti hanno optato per la proiezione di
pellicole cinematografiche che affrontano temi
'sensibili': dalla violenza sulle donne al
cyberstalking, dalla lotta alle discriminazioni
razziali fino al bullismo omofobico.
La "Settimana contro la violenza", però, non si
conclude con la fine degli eventi, ma continua
per tutto l'anno scolastico, grazie al concorso
indetto tra tutti gli studenti per la
realizzazione della campagna di comunicazione
"Io dico no alla violenza" per il 2010. Gli
elaborati degli studenti - spot televisivi e
radiofonici, manifesti, opere di videografica -
verranno utilizzati promuovere l’iniziativa del
prossimo anno. "Molto soddisfatta delle
adesioni", si dice il Ministro per le Pari
Opportunità, Mara Carfagna. "Per sconfiggere la
violenza, in tutte le sue forme, debellarla dal
nostro Paese, è necessario fare un lavoro
importante sulle giovani generazioni, partire
dalle scuole", aggiunge, "e questa Settimana
contro la violenza mi sembra un buon inizio".
14 ottobre 2009
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'Settimana contro la violenza' in
tutte le scuole italiane
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Dal
12 al 18 ottobre, in tutte le
scuole italiane, si terrà la
"Settimana contro la violenza",
per iniziativa dei Ministeri per
le Pari Opportunità e del
Ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca.
Istituita con un
Protocollo d'intesa tra i
Ministri Carfagna e Gelmini, la
Settimana nasce con l'obiettivo
di creare un momento di
riflessione sui temi del
rispetto, della diversità e
della legalità, che coinvolga
studenti, genitori e docenti e
che metta a sistema le buone
pratiche che molte scuole già
offrono.
Dal lunedì al
sabato, gli istituti scolastici
organizzeranno iniziative di
sensibilizzazione, informazione
e formazione sulla prevenzione
della violenza fisica e
psicologica, compresa quella
fondata sull'intolleranza
razziale, religiosa e di genere,
con approfondimenti ed eventi
dedicati. Sarà dato spazio alla
promozione dei servizi attivati
dai ministeri, come il numero
verde nazionale per l'ascolto e
la consulenza in casi di
violenza a scuola - 800 669696
-, il numero verde nazionale
contro la violenza sulle donne -
1522 e il numero verde contro le
discriminazioni razziali - 800
901010.
Sono previste
collaborazioni eccellenti, con
rappresentanti dei Carabinieri,
della Polizia di Stato, di
Telefono Azzurro, delle
Authority e di molte
associazioni già attive sul
territorio. I dirigenti
scolastici, infatti, potranno
richiedere la partecipazione di
'esperti' alle lezioni
scolastiche.
In allegato la
Circolare inviata ai dirigenti
scolastici e una scheda
informativa su ciascuna forma di
violenza da contrastare.
6 ottobre 2009
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Roma, 05 ottobre 2009
A
tutti i Lgt Governatori del Distretto Italia
e p.c. Al Segretario del Distretto Italia
Giovanni Carubelli
Al Governatore del Distretto Italia Valeria
Gringeri
Al Governatore Eletto Salvatore Costanza
All’Imm. Past Governatore Sergio Rossi
Carissimi Amici
Kiwaniani,
un augurio affettuoso a tutti Voi per un
proficuo e sereno anno kiwaniano.
Mi rivolgo a Voi per proporVi, in qualità di
Chairperson per l’Osservatorio Diritti
dell’Infanzia, alcune iniziative che potremmo
intraprendere durante l’anno sociale in corso.
Sarebbe opportuno ed importante sensibilizzare
l’Opinione Pubblica riguardo problemi di
rilevanza sociale, culturale, ambientale.
Minori ed alcool
Questo Programma, che Vi prego voler portare a
conoscenza dei Presidenti delle Vostre
Divisioni, potrebbe essere attuato in
collaborazione con le scuole, gli oratori, le
palestre e qualsiasi altra aggregazione composta
da Giovani.
La prevenzione è fondamentale e si può attuare
facendo rilevare ai Giovani che l’abuso di alcol
miete tante vittime al ritorno dalle discoteche
e non solo. Si potrebbe sensibilizzare gli
Insegnanti, i Docenti, i Dirigenti scolastici, e
perché no anche le Famiglie che sono il nucleo
fondamentale della nostra Societas,
affinché insieme al Kiwanis si porti avanti un
Programma educativo anti-alcol.
Potrebbe essere anche utile:
v
Organizzare una
conferenza sull’argomento durante una
conviviale, e, laddove possibile, darne
informazione attraverso la stampa locale;
v
Divulgare il
messaggio attraverso volantini distribuiti sul
territorio;
v
Educare i
Giovani al vivere sano e a non bruciare gli anni
della loro bellissima giovinezza.
ANORESSIA E
BULIMIA……
…altro subdolo
nemico dei nostri Giovani!
Entrambe sono le principali
cause di morte tra gli adolescenti, maggiormente
tra le ragazze.
L’amore, l’attenzione dei
familiari ed amici ai chiari segnali che si
manifestano, sono la prima cura.

Anche per questa campagna, tra
l’altro recentemente diffusa dal Ministero delle
Pari Opportunità, si può ricorrere all’ausilio
della Scuola.
Come suggerito dalla nostra
“Consulta delle Donne”, si potrebbero far
girare nelle Scuole opuscoli che
“pubblicizzino” la dieta mediterranea,
riconosciuta come veicolo per il viver sano.
In questo anno gradirei
l’aiuto di tutti mettendomi a disposizione per
ogni chiarimento e/o suggerimento riteniate
utile chiedere e dare.
Parafrasando una nota canzone,
dico che
“…. Si può
fare/dare di più!!!!”,
e con questo concludo questo
mio breve messaggio, augurandoci un ottimo
lavoro finalizzato, anche in questa occasione, a
tendere le nostre mani ed i nostri cuori verso
loro: i Giovani che sono, sì il nostro domani,
ma soprattutto i protagonisti del futuro del
mondo che, purtroppo, in questi ultimi tempi ha,
a volte, tinte grigie.
Certamente non vogliamo e non
possiamo sostituirci alle Istituzioni, ma il
nostro contributo potrebbe essere un tassello
del mosaico che, unitamente alle altre
“tessere”, costituisce la nostra realtà
quotidiana.
Nella certezza che insieme
lavoreremo meglio, Vi saluto caramente,
rimanendo in attesa di Vostri graditi riscontri
per poter procedere costruttivamente e
positivamente.
Anna Maria Limiti
Chairperson
Osservatorio Diritti dell’ Infanzia
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